Imprese globali, organizzazione del lavoro

25 gennaio 2012

“Se gli imprenditori di un’impresa globale non trovano localmente un regime fiscale o un’organizzazione del lavoro congeniali, possono minacciare di trasferirsi altrove: possono quindi fare pressioni sui governi e sulle loro politiche in maniera assai più efficace dei cittadini effettivi, anche se non risiedono nel Paese in questione, non godono dei diritti formali di cittadinanza e non pagano le tasse. [...] Robert Reich ha scritto su queste imprese e sui professionisti superpagati richiesti in tutto il mondo per le loro competenze: costiuisce un problema il fatto che essi godono di un potere considerevole ma non siano legati a nessuna comunità specifica. La massa della popolazione, che rimane più o meno radicata allo Stato nazionale di nascita, deve obbedire alle sue leggi e pagare le tasse, non ha a disposizione scelte analoghe.
Per molti versi è una situazione simile a quella della Francia prerivoluzionaria, quando monarchia e aristocrazia erano esonerate dalla tassazione ma monopolizzavano il potere politico, mentre classe media e contadini pagavano le tasse ma non avevano diritti politici. [...] I membri dell’élite delle multinazionali non fanno nulla di così eclatante come toglierci il diritto di voto [...], ma si limitano a far presente al governo che se continua a tenere in piedi, poniamo, un sistema esteso di diritti dei lavoratori, smetteranno di investire in quel paese”.

Colin Crouch. Postdemocrazia. Editori Laterza, Bari 2009. Pagg. 42-43

Di nuovo, nelle pagine di questo bel libro si trovano riflessioni facilmente applicabili al nostro Paese, ma che, spostandoci ad un livello generale, fanno comprendere come in realtà fenomeni che sembrano specifici di un determinato contesto, caratterizzino invece la fase, definita dall’autore postdemocratica, che molti Paesi moderni stanno attraversando.

Campagna elettorale, personalizzazione della politica

23 gennaio 2012

“Un altro aspetto del degrado della comunicazione politica di massa è la crescente personalizzazione della politica elettorale. Campagne elettorali interamente basate sulla personalità dei candidati erano caratteristiche delle dittature e della politica elettorale in società con un sistema partitico poco sviluppato e un dibattito politico scarso. Con qualche eccezione sporadica [...] tale personalizzazione è stata molto meno diffusa nella fase democratica [...]. La promozione delle presunte qualità carismatiche del leader del partito, le foto e gli spot della sua persona in pose adeguate e convincenti prendono sempre più il posto del dibattito sulle questioni e gli interessi in conflitto. La politica italiana è stata a lungo immune da questo fenomeno, fino al 2001, quando Silvio Berlusconi ha organizzato l’intera campagna elettorale del centro-destra alle elezioni politiche attorno al suo personaggio, disseminando ovunque sue gigantografie opportunamente ringiovanite, in forte contrasto con lo stile assai più partitocentrico che l’Italia aveva adottato dopo la caduta di Mussolini. Invece di usare questo argomento per contrattaccare, l’unica risposta immediata del centro-sinistra è stata identificare un individuo abbastanza fotogenico tra i suoi leader allo scopo di imitare il più possiile la campagna di Berlusconi.”

Colin Crouch. Postdemocrazia. Editori Laterza, Bari 2009. Pagg. 34-35

Lungi da me l’idea di mettere in cattiva luce il centro-destra. Mi premeva questa citazione, per una riflessione più generale sulle tendenze della politica odierna. Non capita anche a voi che pensando ai partiti politici, spesso l’unico volto che vi viene in mente è quello del segretario? Non succede di identificare, almeno in qualche caso, un partito con un unica persona? Pensate che questo sia un bene o un limite?

Gli insegnanti, il loro ruolo, il loro stipendio

9 gennaio 2012

“L’apprendimento creativo richiede anche insegnamento creativo. Un pesante regime di obiettivi e prescrizioni centralizzate distrugge la curiosità e l’immaginazione degli insegnanti. Così come lo distrugge lo svilimento del loro ruolo sociale, simboleggiato in Italia dal declino dei salari reali, che ha ridotto la categoria a una specie di sottoproletariato. Dobbiamo arrivare alla consapevolezza che chi si prende cura dei giovani svolge un ruolo sociale tanto importante quanto delicato. La riduzione alla povertà di coloro che si prendono cura degli altri è uno dei segni più chiari di una società ricca che ha preso una strada sbagliata.”

Stefano Bartolini. Manifesto per la felicità. Donzelli Editore, 2010. Pagina 178.

Lega Nord, Roberto Cota, l’opposizione al Governo Monti

2 dicembre 2011

Il Presidente del Consiglio Mario Monti domenica incontrerà parti sociali, Presidenti di Regione per la manovra che verrà portata in Consiglio dei Ministri lunedì 5 Dicembre.

La Lega Nord trova che la “decisione di Monti [...] suona come “una provocazione” e “uno sgarbo istituzionale” per la Lega Nord, che proprio per quel giorno ha convocato la riunione del parlamento della Padania a Vicenza. Ad attaccare così il presidente del consiglio è il governatore del Piemonte, Roberto Cota. “E’ veramente una provocazione”, ripete Cota che ha preannunciato la propria intenzione di non presentarsi a Roma: “sono abituato a rispettare gli impegni”. (La Repubblica)

E stiamo ancora a chiederci come mai siamo finiti nel baratro?

La Lega Nord è veramente esilarante, non c’è che dire.

Il parlamento della Padania…

PS Un Presidente di una Regione può non partecipare ad un incontro istituzionale perchè deve andare in un parlamento che non esiste? I cittadini piemontesi non hanno niente da dire?

Renato Brunetta a Servizio Pubblico

1 dicembre 2011

Nella puntata di Servizio Pubblico di stasera è ospite Renato Brunetta.

L’ex-Ministro della Funzione Pubblica interviene nella discussione sulla crisi finanziaria, e sul futuro dell’euro.

Della sua attività di Ministro ricordiamo le sortite contro i cittadini di centrosinistra, contro i dipendenti pubblici, contro i precari, ed il suo sogno di ricevere un premio Nobel per l’economia, per inspiegati meriti.

Come tutti i colleghi del Governo Berlusconi, ha dovuto lasciare il posto per manifesta incapacità a gestire l’attuale crisi economica al Governo Monti, peraltro in compagnia dell‘opposizione tutta.

Come sostenitore di Servizio Pubblico, la meritoria trasmissione di Michele Santoro, ritengo che per essere invitati si debba essere culturalmente attrezzati per fornire ai telespettatori elementi di conoscenza e giudizio su temi di interesse generale.

Non è detto che Renato Brunetta non disponga di un siffatto bagaglio culturale, ma è certo che non è stato in grado di esprimerlo durante la sua attività di governo.

Servizio Pubblico non è la RAI, non è necessario rispettare alcun bilancino politico, si cerchi solo la comprovata qualità.


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