Il linguaggio della moda

Sul supplemento Affari e Finanza de La Repubblica del 7 Luglio ho letto un gustosissimo articolo del quale riporto alcune parti.

Quello che mi ha colpito è il linguaggio adoperato, ed il mondo che viene per così dire tratteggiato, un mondo molto, ma molto lontano dalla realtà quotidiana delle persone “normali”.

A chi serve un linguaggio del genere?

Non mi so dare una risposta.

L’intero articolo è qui.

“Uomini sull’ orlo di una crisi di nervi addio. E’ scoccata l’ ora dello chic rilassato che ama i volumi pieni e fluttuanti intorno al corpo, volutamente afrodisiaci e flessuosi (Prada) e predilige il bianco ottico come colore rigenerante nelle pregiate polo di cachemire (Malo).”

Bianco ottico dirà sicuramente qualcosa a qualcuno con un livello culturale più elevato del mio, che sino ad oggi conoscevo il bianco, il bianco “sporco” e.. e basta. Che poi vi siano volumi afrodisiaci intorno al corpo mi sorprende: afrodisiaci per chi? Per lo stilista che incassa migliaia di euro? Per i passanti che ammirano, immagino, degli uomini mongolfiera che vanno a spasso, non avendo molto da fare, a parte il rigenerarsi con il bianco ottico (rigenerare cosa, e dopo cosa?)

“I rabdomanti dello stile maschile per la primavera estate 2009 pensano sempre più a un uomo che sa apprezzare la qualità della vita. In teoria tutto gli scivola addosso, dai problemi della prosaica routine alle sete dei trench impalpabili e gommati (Christopher Bailey per Burberry Prorsum) fino al jersey fluido e compatto dei suadenti pantaloni da jogging che aderiscono nei punti strategici”

Caspita, stiamo parlando del 2009, di un futuro quasi imminente: piace pensare che tutto possa scivolare addosso (ma che i vestiti restino, per favore), soprattutto la routine (vorrei dire politica). Il punto strategico con l’aderenza lascia interdetti: quali saranno i punti ai quali si allude? E che tipo diciamo di attività svolgono questi uomini?

“Insomma oggi, per assecondare questo mood un po’ lounge, gli affari si discutono su un piroscafo, su un campo da golf o di fronte al ricco banchetto di un picnic dalla vena rock (esilarante Moschino) o magari a Rio, in un abito di lino bianco ottico, su una terrazza prospiciente la mitica spiaggia di Ipanema (Roberto Biagini).”

Il mood lounge in piroscafo è quasi il massimo, se non fosse che nel prossimo paragrafo arriva la vena itinerante.

“Anche nel guardaroba maschile, a volte così difficilmente decifrabile, irrompe una vena onirica e itinerante.” Per non parlare delle giacche di Alexander Mc Queen che abbina l’ esprit grafico e optical delle tele cinetiche di Getulio Alviani e Bridget Riley ai capi supersexy, ma mai scontati, del bodypainting anni ’90 in stoffe cangianti, nylon lamé e crine traslucido.”

Esprit grafico e optical è oltre ogni mia capacità di commento.

“Sono iperdecorativi e sensuali anche i nuovi adoni di Frida Giannini che se di notte osano completi tuxedo da bel tenebroso alla Louis Garrell decorati da ricami di seta tinta su tinta, al mattino arrivano in ufficio tardissimo infilati in completi floreali azzurro piscina o Capri.”

Come sopra: arrivano in ufficio in completi azzurro piscina (un altro colore mai sentito prima), ma che tipo di lavoro svolgerebbero questi signori?

“Si tinge delle sfumature dell’ oceano anche l’ uomo di Laura Biagiotti che si ammanta di confortevoli pull effetto conchiglia. ”

Effetto conchiglia?

Mai vista una tale sfilza di assurdità!

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Un pensiero su “Il linguaggio della moda

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