La riduzione dei costi della politica, a quando?

Le iniziative più evidenti del Governo in questi ultimi mesi sembrano tutte avere come scopo la riduzione delle spese per lo Stato (precari, scuola, Università, ricerca).

Che i costi ridotti nel breve termine rappresentino degli immensi costi futuri sembra non interessare a nessuno. Tra i vari capitoli di spesa non ho sentito parlare della politica: presumo sia in cantiere un qualche provvedimento che in brevissimo tempo, diciamo tre mesi, affronti anche questo problema.

Visto che di numeri si tratta, e dato che non amo chi parla senza documenti consultabili, riporto una stima di tali uscite, segnalata nel pregevole testo di Cesare Salvi e Massimo Villone, I costi della democrazia, Mondadori, 2006. La stima è pari a 3-4 miliardi di euro, tenedo conto di varie voci, che vanno dalle retribuzioni dei nostri parlamentari europei, ai presidenti delle comunità montane, passando per consiglieri regionali, sindaci e così via (pagine 33-55).
Mi chiedo: come mai un parlamentare europeo italiano ha un reddito lordo di 149.215 euro, ed un pari grado spagnolo riceve solo 39.463 euro? Credo che le retribuzioni siano agganciate a quelle dei parlamentari dei Paesi di provenienza, ma questo sposta la domanda per così dire solo geograficamente, senza rispondere al quesito: perchè un membro del Parlamento spagnolo guadagna solo 5.000 euro al mese?

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