Doveva morire – 1

Doveva_morire

Ho terminato da poco la lettura dell’affascinante testo dal titolo Doveva morire, di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato, ed. Chiarelettere 2008.

Il sottotitolo è molto eloquente: Chi ha ucciso Aldo Moro. Il giudice dell’inchiesta racconta.

E’ impossibile sintetizzare il testo, molto ricco di citazioni, documenti, informazioni per me sconvolgenti. Per stimolarvi a leggerlo ho scelto di pubblicare due post, questo, ed il prossimo che pubblicherò domani, riportando alcuni brevi paragrafi che spero siano in grado di indicare il tenore del racconto.

“Proviamo allora a gettare uno sguardo dentro questo misterioso e articolato Comitato di crisi. E’ bene ricordare che il Comitato tecnico-operativo era egemonizzato dai capi dei servizi segreti italiani, il Sisde, il servizio segreto civile, e il Sismi, quello militare. Il primo incaricato della difesa della sicurezza interna e il secondo con compiti di sicurezza esterna allo Stato. Che i responsabili di queste due strutture siano stati il perno di una struttura destinata a gestire una crisi così grave, come quella della presa in ostaggio di un’eminente personalità politica dell’area di governo, è un fatto asssolutamente normale, istituzionale addirittura. Ma c’è un piccolo particolare.

Come si scoprirà tre anni dopo, i vertici di entrambi i servizi di sicurezza italiani, e anche quelli del loro organismo di coordinamento, il Cesis, erano tutti aderenti a una loggia massonica segreta, la Propaganda 2 guidata dal venerabile maestro Licio Gelli. E’ sconvolgente che quelle figure fossero il cuore e il motore di un organismo che, di fatto, decise la strategia politico-militare, ma anche investigativa e giudiziaria, da tenere nei cinquantacinque giorni della prigionia di Moro. Cosa dedurre poi dal fatto che l’azione di quel Comitato di crisi si sia basata sull’inerzia totale e sull’intralcio sistematico dell’attività della Procura di Roma, per legge incaricata delle indagini?

Oggi, ai distanza di trent’anni, è possibile dire che le scelte del Comitato di crisi furono il preludio  alla morte di Moro: influirono, cioè, in maniera marcata, sulla decisione delle Brigate rosse di uccidere l’ostaggio.

Per capire il perchè di certe scelte, occorre tenere presente, in primis, che Gelli era di fatto il capo di entrambi i servizi segreti: non solo godeva della fiducia del ministro dell’Interno Cossiga e del suo consigliere, Federico Umberto D’Amato, piduista anche lui, già titolare dell’ufficio Affari riservati del Viminale. Piduisti erano anche i vertici della guardia di finanza, dei carabinieri, dell’esercito, della marina e dell’aeronautica. Gelli mirava alla risoluzione della crisi del Partito democristiano attraverso – sono parole sue –

la rifondazione ed il ringiovanimento della Dc, sostituendo, almeno per l’80 per cento, tutta la dirigenza.

Moro, in primo luogo, per le sue aperture ai comunisti, considerate antipatriottiche.
Gli affiliati della P2 hanno agito sia dentro il Comitato di crisi, sia in altre sedi nevralgiche dello Stato. Basti sapere che nella cerchia di coloro che, ai vertici delle istituzioni, diressero, coordinarono, indirizzarono e seguirono le indagini sul sequestro Moro, ben cinquantasette persone erano iscritte alla P2. Fino alla scoperta degli elenchi degli affiliati alla P2, certamente incompleti, avvenuta nella primavera del 1981, cioè tre anni dopo la tragica fine di Moro, gli uomini della loggia di Gelli proseguiranno nell’ostruzionismo e nel depistaggio dei magistrati. Ma queste sono solo affermazioni di carattere generale. Note ai più. Proviamo allora a scendere nei particolari.

La cosa che Mola non dice – spiega Imposimato – è che della massoneria facevano parte, nelle varie logge più o meno segrete, ma collegate alla P2, uomini del calibro di Stefano Bontade, Michele Greco, Pino Mandalari, commercialista di Riina, e Pier Luigi Concutelli, assassino di Vittorio Occorsio. La Commissione d’inchiesta sul caso Moro e quella sulla loggia P2, pur non disponendo della quantità di notizie che abbiamo oggi, avanzarono sospetti e interrogativi molto pesanti sui servizi segreti e politici nella gestione del sequestro Moro.
Quando nella primavera del 1981, la guardia di finanza scoprì, a casa di Gelli, un lungo elenco di alti ufficiali, vertici dei servizi segreti, imprenditori, politici e magistrati, tutti iscritti alla P2, la Commissione Moro arrivò ad affermare in tono allarmato:

Sono giunte autorevoli segnalazioni circa un possibile coinvolgimento di personaggi legati alla loggia P2 nei tragici avvenimenti della primavera del 1978.

E subito dopo emerse un’accusa, sia pure sfumata, di eccezionale gravità:

Non si può certamente escludere che almeno alcune delle clamorose inadempienze o delle scandalose omissioni da parte degli apparati dello Stato abbiano una loro spiegazione proprio nell’ambito dei processi di corruzione e di gestione privatistica e occulta dei poteri pubblici detenuti dall’azione della loggia P2.”

Doveva morire” di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato, Editore Chiareletterre, 2008. Pagg. 81-83.

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