Jack Kerouac, Sulla strada

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Esausto, Dean si addormentò sull’autobus che attraversava rombando lo Stato del Michigan. Io attaccai discorso con una stupenda ragazza di campagna; indossava una camicetta di cotone con una scollatura che lasciava vedere la magnifica abbronzatura dei seni. Era noiosa. Parlava delle serate in campagna passate a fare i pop-corn sulla veranda. Un tempo una storia come quella mi avrebbe riscaldato il cuore, ma dato che il suo, di cuore, non era caldo mentre la raccontava, sapevo che non c’era niente in quella storia oltre all’idea di una vita obbligata. “E che altro fai per divertirti?” Cercavo di spingerla a parlare di ragazzi e di sesso. I suoi grandi occhi scuri mi scrutavano vuoti con l’ombra di un dolore nel sangue, un dolore che risaliva a generazioni addietro per non avere mai fatto quello che si doveva assolutamente fare, qualunque cosa fosse, e tutti sanno cos’è. “Che cosa vuoi dalla vità?” Avrei voluto afferrarla e costringerla a dirmelo. Non aveva la minima idea di quello che voleva. Farfugliò di lavoro, di film, di passare l’estate dalla nonna, disse che le sarebbe piaciuto andare a New York a visitare il Roxy, e che tipo di vestito avrebbe indossato, qualcosa tipo quello che aveva messo l’anno prima a Pasqua, cappellino bianco, rose, scarpe rosa col tacco e giacca di gabardine lavanda. “Che cosa fai la domenica pomeriggio?” le chiesi. Andava a sedersi sulla veranda. I ragazzi passavano per la strada in bicicletta e si fermavano a fare quattro chiacchiere. Leggeva i fumetti, si sdraiava nell’amaca. “Che cosa fai nelle notti calde d’estate?” Andava a sedersi sulla veranda, guardava le macchine passare nella strada. Lei e sua madre facevano i pop-corn. “Che cosa fa tuo padre nelle notti d’estate?” Lavora, fa il turno di notte alla fabbrica delle caldaie, ha passato un’intera vita a mantenere una donna e i suoi rampolli senza credito nè adorazione. “Che cosa fa tuo fratello nelle notti d’estate?” Gira in bicicletta, si ferma al chiosco delle bibite. “Che cosa vorrebbe disperatamente fare? Che cosa vorremmo disperatamente fare tutti noi? Che cosa vogliamo?”. Non lo sapeva. Sbadigliò. Aveva sonno. Era troppo. Nessuno lo sapeva. Nessuno l’avrebbe saputo. Era tutto finito. Aveva diciotto anni ed era adorabile e perduta.

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Jack Kerouac. Sulla strada. Mondadori. Oscar Classici Moderni. 2008. Pagg. 283-4.

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