Giorgio Ambrosoli, Giulio Andreotti

Ho letto qualche mese fa due libri sulla vicenda di Giorgio Ambrosoli, avvocato ucciso a Milano negli anni settanta, quando svolgeva l’incarico per conto della Banca d’Italia di di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona: Qualunque cosa succeda, Umberto Ambrosoli, e Un eroe borghese, Corrado Stajano.

Oggi, in un’anticipazione di un’intervista rilasciata a La storia siamo noi, il Senatore a vita Giulio Andreotti ha affermato che l’avvocato “se l’andava cercando”.

Consiglio vivamente la lettura dei due libri. Aiuteranno a capire meglio una vicenda che sembra così lontana, ma della quale alcuni protagonisti sono ancora oggi con noi.

Aggiungo qualche parte del commento che avevo scritto per uno dei due libri, quello di Umberto Ambrosoli, che mi ha molto commosso. Cliccando sul video, ascolterete un’intervista all’autore, rilasciata nel 2009 al blog di Beppe Grillo.

“Umberto Ambrosoli è un avvocato penalista, oggi quarantenne. Un uomo che ha avuto la sorte di essere uno dei figli di Giorgio, anche lui avvocato. Giorgio Ambrosoli è un cittadino come tanti, un professionista che negli anni settanta riceve dalla Banca d’Italia l’incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana con sede a Milano.
La banca di Michele Sindona.
Non sarà un incarico da poco, proprio come non da poco è l’uomo e l’avvocato. Un’attività che richiederà anni di lavoro, che avrà sviluppi imprevedibili, e che svelerà impressionanti intrecci tra politica, mondo dell’economia, mafia.
[…]
Quello che appare chiaro sin dall’inizio è che il padre si troverà solo, ed intorno a lui molte forze ostili si mettono in movimento, da subito.

[…] l’avvocato Giorgio Ambrosoli tira dritto per la sua strada, fermo nelle sue convinzioni morali e professionali.
Puntuale arriverà la morte, puntuale il funerale senza la partecipazione delle autorità.
[…]
Umberto Ambrosoli è sempre molto misurato, ma le sue parole pesano. Ed offre una via d’uscita, molto semplice in apparenza:” Il mondo, in una certa misura, va nella direzione in cui vogliamo che vada (anche nella subordinata forma del “permettiamo”). Ciascuno di noi è responsabile per qualche grado di questa direzione, secondo l’inclinazione che attraversa la nostra quotidianità e che possiamo cambiare con le nostre scelte ed il nostro agire. Nelle piccole e nelle grandi cose: nell’accettare di non fare o di non pretendere una fattura, di chiedere o non chiedere un permesso che una norma impone, di rispettare o meno i diritti del nostro prossimo, o per esempio delegando adaltri le scelte che dovrebbero impegnarci”.

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