Fabio Fazio, Di Pietro, Scilipoti, referendum, legittimo impedimento

Seguo da anni la trasmissione televisiva Che tempo che fa. E’ gradevole, mai urlata, a volte offre spunti interessanti di riflessione, e spesso diverte.
Se però viene invitato Antonio Di Pietro mi irrito.

La prima volta rimasi sorpreso: mi sembrava che Fazio trattasse Di Pietro in maniera leggermente scortese. La seconda volta mi accorsi che Fazio in maniera molto indiretta, ma insistente, criticasse Di Pietro per il suo pensiero. Non che non si possa intelligentemente criticare la posizione di un ospite, ma da Fazio non viene mai criticato nessuno, e non a caso capita che vadano tranquillamente in trasmissione persone che non vanno nei talk show, forse per evitare confronti più aspri (ad esempio mi viene in mente Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat).
Sabato scorso viene annunciato Di Pietro. Prima che iniziassero le domande ho pensato:”Ora gli chiederà di Scilipoti”.
E così è stato!
Fazio ha riportato le lancette del tempo al 14 Dicembre 2010, data nella quale sembrava dovesse cadere il Governo Berlusconi con un voto di fiducia.
Come sappiamo non è andata così, non si sono create alleanze allargate dell’opposizione (che tutti prefiguravano, ma che guarda caso non si sono mai viste), nessuno ha modificato la legge elettorale (molti ripetevano che andava riformata, ma evidentemente non c’è una maggioranza parlamentare che l’abbia ritenuto opportuno).
Ascoltando le argomentazioni di Fazio, il quadro che appare è questo: Di Pietro e Scilipoti sono la causa dei problemi che affliggono l’Italia, Di Pietro per aver scelto Scilipoti, Scilipoti per aver votato la fiducia al Governo Berlusconi. Cade tutto un percorso di anni che ha condotto ad una situazione insostenibile, cadono tutte le tessere che spiegano il mosaico che abbiamo di fronte.
Poi sono cominciate le domande sulla candidatura di De Magistris alla carica di Sindaco della città di Napoli, spuntata dopo l’andamento irregolare delle primarie promosse dal Partito Democratico. Anche per questo c’erano una serie di problemi infiniti, causati da Di Pietro e De Magistris.
Infine il referendum sul legittimo impedimento. Secondo Fazio non serve più, e poi non si sa se l’esito sarà quello sperato dai promotori (Di Pietro in primis), e dunque bisognerebbe essere cauti, o meglio, per usare le sue parole “non bisogna buttarsi in mare, se non si è sicuri di saper nuotare”.
Applichiamo questa regola nella declinazione voluta da Fazio (in senso stretto è evidente che se non si sa nuotare non ci si butta in acqua), e ci troveremo nelle seguenti situazioni: non ci mettiamo in viaggio non avendo la matematica certezza (impossibile da avere) che la nostra auto non si romperà, ci prepariamo per le Olimpiadi, ma poi rimaniamo negli spogliatoi perchè non siamo sicuri di vincere, non partecipiamo alla selezione per un posto di lavoro perchè non siamo sicuri di ottenere quel posto.
Sorvolando sul fatto che il referendum si farà perchè per fortuna non è Fazio (o il partito al quale forse si sente vicino) a stabilire se abbia un senso, vorrei sottolineare che questo approccio ricorda quella dei politici che vivono facendo dichiarazioni ai giornalisti, alle quali non seguono atti concreti e coerenti. Ed è questo atteggiamento, che svaluta, che accantona, che annuncia e poi si tira indietro, ad aver favorito il sorgere ed il consolidarsi della situazione che stiamo vivendo. Non ci è piovuto addosso nulla dal cielo.
Credo non basti applaudire questo o quello a Ballarò, ad Annozero, a Che tempo che fa. Non basta sentirsi dalla “parte giusta” perchè si legge Saviano, o perchè si segue una trasmissione che ospita di tanto in tanto Emergency. Se non ci si muove nel mondo reale, si rimane confinati al virtuale, televisione o Web che sia.
Può darsi che il referendum sul legittimo impedimento non raggiunga il quorum, però la firma per richiederlo l’ho messa senza esitazioni (c’era chi mi diceva “ma vedrai che questa legge verrà cancellata, non serve andare a firmare”), ed andrò a votare, fosse anche il 15 Agosto.

PS Il punto sulle dichiarazioni dei politici ai giornalisti non è casuale. Ieri sera al Tg3 delle 19.00 la giornalista Cuffaro ha chiesto a Veltroni, ospite esterno, se non ritenesse che il Trattato Italia – Libia andasse sospeso con un atto formale. La risposta di Veltroni è un capolavoro. Prendete un antidepressivo, o un calmante (dipende dalla vostra personalità), e poi, se vi va, cercatela sul Web. Contrariamente al solito, non l’ho fatto per voi, per non farmi troppo del male.

Aggiornamento del 8/03/2011. Antonio Di Pietro – Referendum: il rischio di arrendersi (molto attinente)

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