Veltroni, D’Alema, riforme, semipresidenzialismo, berlusconismo, Micromega

Sul sito di Micromega leggo, con molta preoccupazione, un post di Pancho Pardi (neretti e colori sono miei):

Attenzione. Nell’ultimo numero di MicroMega su “Fascismo e berlusconismo (2)Veltroni e D’Alema concordano su un tema pericoloso.

Nell’ambito delle cosiddette riforme istituzionali insistono sul rafforzamento del potere esecutivo.
Veltroni sceglie la formula dolce: rafforzamento duplice dei poteri di governo per il premier e dei poteri di controllo per il parlamento. Resta da spiegare, e nessuno lo spiega mai, come si fa ad aumentare i poteri di controllo del parlamento mentre si aumentano i poteri del capo del governo. Non sarà il contentino illusorio dello “statuto dell’opposizione”?

D’Alema adotta una formulazione meno ipocrita e più temibile. Contempla solo due modelli: “quello del semipresidenzialismo e quello neoparlamentare del governo del primo ministro”. Anche qui una piccola ipocrisia: evitare di chiamare il secondo modello col suo nome vero: premierato forte. Ma in entrambi i casi un superamento della democrazia parlamentare a vantaggio di un potere sovradeterminato in mano a una persona sola.

[…]”

La domanda che mi sono posto, e che continuo a pormi già da quando Craxi parlava di Grandi Riforme, è la seguente:

“A cosa è dovuta quest’ansia di riformare il Paese? Si può governare migliorando l’esistente senza stravolgere per forza tutto? E si può, quando si chiede il consenso elettorale, spiegare fino in fondo ai cittadini cosa si ha intenzione di fare, una volta vinte le elezioni?”

Non siamo un Paese dotato di “anticorpi”, nonostante quello che ci viene ripetuto quotidianamente. La nostra democrazia è fragile. Teniamone conto.

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