Chi parla di casta è affine alle Brigate Rosse

“Bisognerebbe liberare il lessico dalle parole antidemocratiche. Ne dico una di parola antidemocratica, capisco che è un po’ forte dirlo, ma è la verità. La parola casta non è stata inventata da due brillanti colleghi. La parola casta, casta dei politici, compare nel dibattito pubblico italiano per la prima volta in un documento delle Brigate Rosse, ed ha mantenuto quella impronta; ed ogni qualvolta che la si usa, bisognerebbe pagare una royalty agli ideatori, e lo si fa culturalmente.”

L’accezione del termine casta, alla quale facciamo riferimento parlando di politica, è senza dubbio la seguente:
“Per estensione, specialmente con senso spregiativo, classe sociale, ordine di persone che si considera, per nascita o per condizione, separato dagli altri, e gode o si attribuisce speciali diritti o privilegi: la casta degli aristocratici, la casta sacerdotale, la casta militare; ritenersi appartenente a una casta privilegiata.” (Dizionario Treccani) Trovo complicato fingere di non vedere come la definizione si applichi a pennello ai nostri politici.

Accostare una critica molto fondata, avanzata da più parti, alla nostra classe politica, risulta dunque ormai un delitto: abbandonata la definizione evidentemente inefficace di qualunquista, attribuita a chiunque in passato avesse osato pensare qualcosa di negativo dei nostri amministratori, oggi si sale di livello.

Se critichiamo, siamo affini alle Brigate Rosse.

Mi sembra che ciò sia molto grave, e conferma il mio sospetto che i problemi del nostro Paese non coincidano con la persona del Presidente del Consiglio, e non siano circoscritti alla maggioranza che sostiene l’attuale Governo. A mio giudizio sbagliano coloro che credono che, come per magia, la scomparsa politica del Presidente del Consiglio in carica risolverà ogni nostro problema.

C’è una mentalità politica diffusa che deve essere civilmente contrastata (certo non con metodi terroristici).

Dovremmo aver ormai imparato che non è bene firmare cambiali in bianco a nessuno, anche a coloro che riteniamo essere a noi affini politicamente.

Non bisogna mai scordare che la condizione morale, sociale, economica che viviamo deriva anche dal nostro totale lasciar fare, nostro e dei partiti oggi all’opposizione.

Nè dobbiamo dimenticare che essere un rappresentante dei cittadini è un grande onore, che non deve mai diventare una professione, anche al fine di evitare che, come dimostrano le parole sopra citate, il rappresentante perda ogni capacità di comprensione delle istanze di coloro che rappresenta.

Il video è qui, la fonte della notizia è il sito Ecodellarete.

Una breve biografia del politico “di turno” sull’Enciclopedia Treccani.

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