Imprese globali, organizzazione del lavoro

“Se gli imprenditori di un’impresa globale non trovano localmente un regime fiscale o un’organizzazione del lavoro congeniali, possono minacciare di trasferirsi altrove: possono quindi fare pressioni sui governi e sulle loro politiche in maniera assai più efficace dei cittadini effettivi, anche se non risiedono nel Paese in questione, non godono dei diritti formali di cittadinanza e non pagano le tasse. […] Robert Reich ha scritto su queste imprese e sui professionisti superpagati richiesti in tutto il mondo per le loro competenze: costiuisce un problema il fatto che essi godono di un potere considerevole ma non siano legati a nessuna comunità specifica. La massa della popolazione, che rimane più o meno radicata allo Stato nazionale di nascita, deve obbedire alle sue leggi e pagare le tasse, non ha a disposizione scelte analoghe.
Per molti versi è una situazione simile a quella della Francia prerivoluzionaria, quando monarchia e aristocrazia erano esonerate dalla tassazione ma monopolizzavano il potere politico, mentre classe media e contadini pagavano le tasse ma non avevano diritti politici. […] I membri dell’élite delle multinazionali non fanno nulla di così eclatante come toglierci il diritto di voto […], ma si limitano a far presente al governo che se continua a tenere in piedi, poniamo, un sistema esteso di diritti dei lavoratori, smetteranno di investire in quel paese”.

Colin Crouch. Postdemocrazia. Editori Laterza, Bari 2009. Pagg. 42-43

Di nuovo, nelle pagine di questo bel libro si trovano riflessioni facilmente applicabili al nostro Paese, ma che, spostandoci ad un livello generale, fanno comprendere come in realtà fenomeni che sembrano specifici di un determinato contesto, caratterizzino invece la fase, definita dall’autore postdemocratica, che molti Paesi moderni stanno attraversando.

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