Berlinguer, riforma Università, scuola secondaria, 3+2, centro-sinistra

Quando la sinistra va effettivamente al governo (dal 1996 al 2001) e Luigi Berlinguer diventa ministro dell’Istruzione, i numeri dei nostri diplomati e laureati sono troppo bassi e ci fanno sfigurare con gli altri Paesi. L’Italia è in Europa, e l’Europa giudica. Bisogna trovare un rimedio, qualcosa che alzi la nostra posizione nelle classifiche.
L’idea centrale della riforma Berlinguer è il “diritto al successo formativo”. I giovani hanno il diritto di conseguire diploma e laurea. Se non ci riescono, se tanti non si iscrivono nemmeno e tanti altri abbandonano prima, è colpa della scuola e dell’università. Che quindi bisogna affrettarsi a cambiare. Si alzano i numeri di diplomati e laureati, ma si capovolge drasticamente il concetto stesso di istruzione: da dovere, qual era sempre stato, a diritto. Nascono di qui la riforma della scuola secondaria e il nuovo sistema universitario del 3+2, che di fatto, se non nelle intenzioni, abbassano inesorabilmente il livello di istruzione reale.
E’ stato l’ultimo atto del cambiamento: iniziato alla fine degli anni Sessanta, il processo si conclude qui, con la riforma Berlinguer. Dopo, si sono succeduti governi di destra e di sinistra, ma nulla di sostanziale è più cambiato, le idee-pilastro sono state piantate una volta per tutte. E, volendole alla rinfusa elencare, direi che sono le seguenti: l’obbligo scolastico il più possibile esteso, il tempo in classe il più possibile “pieno”, la fede nelle nuove tecnologie multimediali, la predominanza del metodo di studio sui contenuti dello studio, l’importanza dell’apprendimento, la centralità dello studente, l’autonomia scolastica, il POF ovvero Piano dell’Offerta Formativa, elenco di tutte le attività e progetti extra che ogni singola scuola desidera offrire alle famiglie (dette Utenza), al di là delle semplici e viete e tristemente tradizionali materie di studio, diventate il simbolo di una scuola vecchia e da buttare.
In breve, si delinea come nuova una scuola che punti alla socializzazione e si alleggerisca dei contenuti più marcatamente culturali: era previsto, nei documenti della riforma Berlinguer, che l’insegnamento del latino fosse “affidato a resoconti in chiave moderna”, che lo studio della letteratura italiana fosse abolito negli istituti tecnici (che, in compenso e paradossalmente, si sarebbero chiamati licei) e che piuttosto s’insegnasse a “saper scegliere e gustare le proprie letture”.
Riduzione dei contenuti, dunque, deculturalizzazione e deverbalizzazione: con vittoria conseguente delle verifiche a crocetta, delle animazioni visive e teatrali e soprattutto dei videogiochi. Maragliano, il presidente della commissione berlingueriana dei quaranta saggi, così scriveva:”Il videogioco è la più grande rivoluzione epistemologica di questo secolo. Ti dà una scioltezza, una densità, una percezione delle situazioni e delle operazioni che puoi fare al suo interno che permette di esaltare dimensioni dell’intelligenza e dello stare al mondo finora sacrificate dalla cultura astratta”.

Paola Mastrocola. Togliamo il disturbo – Saggio sulla libertà di non studiare. Ugo Guanda Editore, Parma 2011. Pagg. 128-9

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