Flessibilità in uscita, parlamentari, retribuzioni, lavoro a tempo indeterminato

Il dibattito politico sulla riforma del lavoro del Governo Monti appare molto interessante. C’è un gran parlare, tra oppositori e favorevoli, di flessibilità in uscita, fine del posto fisso, rendite di posizione.

Concetti che si applicano perfettamente agli inamovibili parlamentari, che hanno scambiato una funzione per una professione, e che ci ricordano come tutto stia per cambiare, tranne che per loro.

Interessante notare come le retribuzioni dei cittadini, e le loro pensioni, siano state molto ritoccate, e che per i parlamentari sia stata necessaria per adeguare le loro retribuzioni, una commissione con il compito di individuare la media delle retribuzioni europee dei loro colleghi: compito che la commissione naturalmente non ha potuto espletare.

Mi chiedo come mai non si siano valutate le medie delle retribuzioni dei cittadini normali prima di bloccare contratti, o “toccare le rendite di posizione”.

Una scappatoia però esiste: diventare tassista, categoria che l’inflessibile Governo Monti, e con lui l’altrettando rigoroso PDL, si è ben guardato dal toccare.

Cade rovinosamente il credito che avevo attribuito a questo Governo: pazienza.

 

PS Su Twitter Federico Mazzaron, rappresentante di Istituto Studenti presso Liceo Scientifico Carlo Alberto di Novara e Coordinatore regionale studenti PdL Piemonte, ricorda che oggi Forza Italia compie 18 anni: anche Berlusconi entra di diritto nella lista dei politici di professione.

Annunci