Dura lex, sed lex

Da semplice cittadino so che per una normale convivenza civile sono tenuto ad osservare e far rispettare delle regole che ci siamo dati, meglio conosciute come leggi.
So anche che la violazione delle leggi esistenti comporta una punizione, che a seconda della gravitá della violazione, puó assumere una valenza amministrativa, pecuniaria, o addirittura detentiva. In molti casi le leggi stabiliscono semplicemente divieti.
In vari contesti esistono procedure, tempi, scadenze: pensiamo ad esempio all’espletamento di un concorso pubblico per un posto di lavoro, ed agli infiniti cavilli, passaggi che devono essere osservati soltanto per essere ammessi a partecipare.
Ogni societá si dà delle regole, e per un’armoniosa convivenza queste regole vanno rispettate.
Naturalmente le regole col trascorrere del tempo possono essere integrate, rinnovate, in qualche caso addirittura eliminate, perchė non più adeguate. Una volta modificate, i cittadini, tutti, si adegueranno.
Questo lungo preambolo mi serve per fare una semplicissima affermazione, sulla quale non è ammissibile alcun tipo di pseudo-ragionamento, calcolo più o meno di parte, o altro: l’articolo 10 del Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 e successive modifiche ė vigente, e va rispettato e fatto rispettare.
Tutti i parlamentari che nella costituenda Giunta delle elezioni non voteranno sulla base del predetto articolo, contro l’eleggibilitá di Silvio Berlusconi, tutti i partiti che avranno una posizione ufficiale contraria al rispetto della legge non potranno mai più essere degni della mia attenzione, perchė fautori dell’illegalità, e dell’idea balzana che solo un semplice cittadino debba osservare le leggi.
A me le contorte stupidaggini di alcuni pseudo-intellettuali presenti in Parlamento fanno solo ribrezzo.

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