Addio, miei cari politici

Politici_addio

Cari eletti, cari rappresentanti dei cittadini, cari professionisti della politica,
oggi sento il bisogno di salutarvi.
Continuerò naturalmente a seguire le vostre attività, a cercare, come posso, di tenermi al corrente delle vostre decisioni, e quando sarò chiamato a votare, cercherò di segnalarvi la mia visione del mondo, per quanto possibile.
Ma, per quanto possa sembrare contraddittorio, non chiedetemi più di credere alle vostre parole.
Ne dite troppe, spesso le dite a vanvera, non raramente le dite senza conoscere gli argomenti dei quali vi occupate.
Siete ambiziosi, troppo, e lo siete a livello personale, non a livello collettivo.
Se un cittadino entra in politica con l’ambizione di operare per il bene della collettività sono contento, e la sua ambizione non mi dispiace. Ma se le motivazioni sono altre, il suo operato può essere altamente dannoso.
Mi guardo intorno, vedo città e paesaggi cementificati, spesso a metà, con “opere” incompiute, vedo una scuola pubblica che non versa in ottime condizioni, vedo cittadini lasciati dall’oggi al domani senza lavoro, e giovani che cercano un futuro che è in un luogo sconosciuto.
Se ascolto voi, sento parlare d’altro, ascolto bizantinismi surreali, frasi che rimandano a lotte intestine nei partiti, giochi di parole, battutine che dovrebbero lasciare non si sa bene quale segno in non si sa bene quale babbeo.
Vi vedo scendere da auto di lusso, protetti da schiere di collaboratori, infastiditi dalle domande, molto lontani dai cittadini.
Vi osservo occupare più poltrone, o, diciamo meglio, “ricoprire” diversi incarichi, e non trovo mai risposta alla banale domanda “Ma dove trova il tempo di fare tutto questo?”.
Per carità di patria ometto di chiedere “Ma sulla base di quali competenze?”.
Ho bisogno di stare lontano da voi, e, come ho scritto prima, di continuare a seguirvi, ma da lontano, con un telescopio.
Saluti.

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