Mi disturba, mi disturbano, non mi disturba, non mi disturbano

Mi disturba chi non riesce a non urlare in strada, in treno, nei luoghi pubblici.

Mi disturba chi ascolta messaggi vocali o musica usando il cellulare senza auricolari.

Mi disturba chi mostra sghignazzando un video ad un amico, senza auricolari, ma soprattutto senza tenere conto che in un luogo pubblico vanno rispettati tutti i presenti.

Mi disturbano coloro che, non riuscendo per motivi misteriosi ad esprimersi con le parole adatte, utilizzano suoni gutturali o termini improbabili o risate maniacali, che tradiscono una situazione interiore devastata.

Costoro mi disturbano maggiormente se, mettendo improvvisamente da parte queste difficoltà, e vedendo due persone di colore sedute su una panchina dicono:”Questi mi stanno sul cavolo”. Se a parlare poi è un ragazzo di una scuola media, e il destinatario del messaggio è un’insegnante che tace, il disturbo sale a mille.

Mi disturbano quelli che, trovandosi impossibilitati a portare avanti una conversazione anche accesa su temi scomodi, pensano di esprimere un concetto alto e definitivo dicendo “Allora sei comunista” (che somiglia molto al dare della puttana ad una donna che con la sua intelligenza ti sta mettendo in difficoltà).

Mi disturbano quelli che vanno nei cimiteri a fare saluti fascisti in memoria di camerati morti. Il disturbo nasce dalla evidente collusione delle istituzioni che non applicano il dettato costituzionale del divieto di ricostituzione del partito fascista.

Mi disturbano coloro che dando un calcio nel sedere (metaforicamente) a qualcuno, affermano, mentre si vede quello che stanno facendo, che lo stanno abbracciando. In una parola, il disturbo è dato dal negare l’evidenza.

Mi disturbano i Ministri coloro che chiudono i porti senza un atto ufficiale, e tutti coloro che, colleghi di Governo, si comportano come se l’atto ufficiale esistesse davvero. Diciamo che la follia istituzionale non mi piace.

Mi disturbano quelli che urlano, ovunque, brandendo vangeli, croci e rosari. Saranno i primi a violare quanto è scritto e quanto è rappresentato da quei testi, e da quegli oggetti che usano indecorosamente per i loro fini, e cioè chiamare a raccolta coloro che, senza mezzi termini, potrebbero tranquillamente militare nelle fila del Ku Klux Klan.

Mi disturba chi afferma che restando a casa, non si muore in mare. La frase, detta così, è logica. Basta però andare a vedere di quale casa si sta parlando (carestia, guerra, persecuzione politica, cambiamento climatico), per capire che la logica si chiama razzismo. Mi disturba non chiamare le cose con il loro nome.

Mi disturbano coloro che sanno vedere solo il loro ombelico.

Mi disturba la scarsa circolazione di libri.

Mi disturba il disprezzo mostrato per chi legge, studia, cerca di capire ogni giorno, anche se capisco il timore da parte di chi deve manovrare le nostre coscienze: i libri sono difese molto potenti.

Non mi disturbano i Testimoni di Geova, i credenti di ogni religione, gli atei, gli agnostici, le persone di colore o comunque di altra nazionalità, l’accoglienza e l’aiuto verso chi è in difficoltà, chi chiede l’elemosina, anche se preferirei che questi bisogni venissero soddisfatti una volta per tutte..

Non mi disturbano le persone colte, le persone dalle quali riesco a imparare qualcosa.

Amo le persone miti.

Non mi disturba la cittadinanza data a chi arriva nel nostro Paese.

Mi piacerebbe vivere sotto un cielo aperto, multicolore, accogliente, pieno di pace.

Spero sempre in un futuro migliore, mi spiace solo di non essere capace di dare un contributo affinché questo futuro possa realizzarsi.

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Fake news e realtà

Mi alzo al mattino, in una città inquinata.

Raggiungo la stazione, salgo su un treno stracolmo di gente che come me lavora altrove: non c’è posto per tutti, non è garantita la puntualità.

Se entro in un Ente pubblico di ricerca, lo trovo quasi sicuramente occupato da precari definiti storici: una media di 15 anni di contratti i più fantasiosi, pur di non garantire diritti, ricevendo in cambio dedizione e lavoro di alto livello.

Se entro in una scuola pubblica, mi viene chiesto un contributo di 50 euro per garantire la possibilità di acquistare materiali utili per la didattica; se manca un docente della prima o della ultima ora gli studenti entrano dopo o, rispettivamente, escono prima, chè la scuola non ha soldi, nè per i materiali, nè per pagare le supplenze.

Se entro in un Pronto Soccorso, trovo poco personale, stremato, che fronteggia una marea di pazienti accettati con vari codici: le assunzioni sono bloccate dal 1993.

Se guardo un bene artistico, archeologico, molto probabilmente è trascurato da anni, o è curato da altri precari: le assunzioni sono bloccate, e le scuole che formano questi operatori di alto livello non sono adeguatamente finanziate.

Se vivo a Taranto, i miei figli possono trovarsi nella situazione di non poter uscire di casa, per giocare, per andare a scuola, a causa dell’inquinamento portato sull’uscio di casa dal vento.

Se guardo un programma tv, rischio di incappare in un tale, definito delinquente naturale, che parla di programmi elettorali, riduzione delle tasse, ed altre stupidaggini di questo tipo, senza che alcuno gli chieda “Ma cosa sta dicendo?”.

Se guardo la tv, magari un programma più qualificato del precedente, scopro il dramma della città di Castel Volturno, con gente senza casa, senza legge, preda della criminalità organizzata, che vive vicino ad un mare stupendo.

Alle porte di Roma criminali sparano, gente “perbene” prende a testate i giornalisti che fanno il loro lavoro.

Poi scopro che per i politici i problemi degli italiani sono le notizie false, le fake news, come preferiscono chiamarle per farsi belli.

Ma i nostri problemi reali chi li risolve?

Il Partito Democratico e le elezioni amministrative 2016

PD

Il Partito Democratico ha buttato alle ortiche i suoi valori, ha abbandonato il contatto con il territorio, con i cittadini, ha dimenticato le fasce deboli della popolazione.
Ed ha perso.

20 maggio: sciopero personale Università, Enti di Ricerca, Scuola, AFAM

“Anche per l’Università, la Ricerca e l’AFAM [Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica] – così come per la scuola che sciopera nella stessa giornata – il 20 maggio 2016 sarà una giornata di blocco di tutte le attività: FLC CGIL e UIL RUA hanno infatti proclamato lo sciopero nazionale di tutto il personale che lavora nelle Università, negli Enti di Ricerca e nell’Alta Formazione Artistica e Musicale.

[…]

La situazione di questi settori, privi di contratto nazionale da oltre 7 anni, in una crisi decennale di finanziamenti, con un esplosivo problema di precariato e di mancato turn-over, ha bisogno di soluzioni immediate.Per il personale contrattualizzato, dopo la firma dell’accordo sui comparti deve aprirsi la stagione contrattuale, ma con tre imprescindibili interventi governativi:

  • La cancellazione della cosiddetta riforma Brunetta e contro ogni tentativo di applicarla attraverso le deleghe Madia.
  • Lo stanziamento di risorse per rinnovare il contratto e non l’insulto dei 7 euro di aumento stanziati nella legge di stabilità.
  • Lo sblocco della contrattazione integrativa e piena contrattualizzazione del rapporto di lavoro.”

(Volantino)

(segue su FLC-CGIL)

Gli aggiornamenti di questo blog relativi alla Scuola sono disponibili anche su Telegram.

L’angoscia della minoranza del Partito Democratico

È ormai evidente che la cosiddetta minoranza dem (ocratica) soffre di una nevrosi che non può essere risolta continuando la vita da parlamentare.

I continui rimandi (la prossima volta voteremo diversamente) che vengono manifestati in occasione di ogni votazione su argomenti sui quali la minoranza crede di essere in disaccordo con Renzi, o le anomale vie di esprimere il dissenso (voto Sì, ma scrivo un documento che giustifica il mio No virtuale, vedi la Buona Scuola), sono tipici di quelle situazioni psicologiche nelle quali tra emozioni, pensiero, progettazione ed azione sono presenti fratture sanabili solo in contesti psicoanalitici.

Comprendo umanamente questi soggetti, e comprendo che l’essere parlamentare è un peso per loro insostenibile. Vanno aiutati a tornare a casa, alle loro occupazioni quotidiane più lievi, agli affetti dei loro cari.

È bene non affidarsi a loro, sarebbe altrettanto nevrotico da parte nostra (nel Vangelo è chiaramente indicato il burrone come destino dei ciechi che camminano tenedosi per mano), non ascoltarli più, e non votare in alcuna circostanza il Partito che li ha generati.

Un saluto al Partito Democratico, che ha fallito miseramente.

Matteo Renzi scrive agli insegnanti

  

Tanto tuonò che piovve.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi scrive una mail agli insegnanti. 

Il testo potete leggerlo da soli.

Un solo commento: sulla Buona Scuola si confronti con i sindacati. 

Non c’è più tempo di parlare con gli insegnanti.

È inutile rabbonire una classe di lavoratori colta, che si è già espressa con uno sciopero generale colossale.

Non si sta rivolgendo ai membri della Direzione del PD, o ai suoi parlamentari, abituati a premere un pulsante, ma a coloro che formano, con i loro pregi e difetti, i cittadini di domani. E nemmeno alla sua base, che accetta dal suo segretario proprio tutto (caso Campania – De Luca – impresentabili docet).

Buona lettura.


Lettera del Presidente del Consiglio agli insegnanti

Gentilissime e gentilissimi insegnanti,

oggi per la prima volta dopo undici trimestri il PIL italiano torna a crescere. È un risultato di cui dovremmo essere felici, dopo anni di recessione. Ma personalmente credo non basti questo dato: l’unica strada per riportare l’Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla cultura, sull’educazione. Non ci basta una percentuale del PIL, ci serve restituire prestigio e rispetto alla scuola.

Stiamo provando a farlo ma purtroppo le polemiche, le tensioni, gli scontri verbali sembrano più forti del merito delle cose che proponiamo di cambiare. Utilizzo questa email allora per arrivare a ciascuno di voi e rendere ragione della nostra speranza: vogliamo restituire centralità all’educazione e prestigio sociale all’educatore. Vogliamo che il posto dove studiano i nostri figli sia quello trattato con più cura da chi governa. Vogliamo smetterla con i tagli per investire più risorse sulla scuola. In una parola, vogliamo cambiare rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi. Dopo anni di tagli si mettono più soldi sulla scuola pubblica italiana.

L’Italia non sarà mai una superpotenza demografica o militare. Ma è già una potenza superculturale. Che può e deve fare sempre meglio. Per questo stiamo lavorando sulla cultura, sulla Rai, sul sistema universitario e della ricerca, sull’innovazione tecnologica. Ma la scuola è il punto di partenza di tutto. Ecco perché crediamo nel disegno di legge che abbiamo presentato e vogliamo discuterne il merito con ognuno di voi.

Intendiamoci. Non pensiamo di avere la verità in tasca e questa proposta non è “prendere o lasciare”. Siamo pronti a confrontarci. La Buona Scuola non la inventa il Governo: la buona scuola c’è già. Siete voi. O meglio: siete molti tra voi, non tutti voi. Il nostro compito non è fare l’ennesima riforma, ma metterci più soldi, spenderli meglio e garantire la qualità educativa.

Per questo con il progetto La Buona Scuola:

I.              Assumiamo oltre centomila precari. Ovviamente chi non rientra nell’elenco si lamenta, quelli del TFA non condividono l’inclusione degli idonei del 2012, quelli della GAE chiedono di capire i tempi, quelli del PAS fanno sentire la propria voce. Tutto legittimo e comprensibile. Ma dopo anni di precariato, questa è la più grande assunzione mai fatta da un Governo della Repubblica. E non è vero che ce l’ha imposta la Corte di Giustizia: basta leggere quella sentenza per capire che la Corte non ci ha certo imposto questo.

II.            Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno. Messa la parola fine alle graduatorie a esaurimento si entra nella scuola per concorso. Ma i concorsi vanno fatti, non solo promessi. Altrimenti si riparte da capo.

III.           Mettiamo circa quattro miliardi sull’edilizia scolastica. Ancora non sono sufficienti a fare tutto, ma sono un bel passo in avanti, grazie anche all’operazione Mutui BEI che vale circa 940 milioni di euro. Costruire una Buona Scuola passa anche dai controsoffitti e dagli infissi, non solo dalle previsioni normative. É il più grande investimento in edilizia scolastica mai fatto da un Governo della Repubblica.

IV.          Diamo più soldi agli insegnanti. Ci sono 40 milioni di euro per la vostra formazione. A questi si devono aggiungere 500 euro netti a testa per la Carta del Professore: musica, libri, teatro, corsi per pagare ciò che ritenete utile per aiutarvi nella vostra crescita culturale. E ci sono 200 milioni di euro per il merito. Possiamo discutere sui criteri con cui applicare il merito, ma questi soldi non possono essere dati in parti uguali a tutti.

V.           Attuiamo l’autonomia. Dopo anni di ritardi completiamo il disegno dell’autonomia attribuendo libertà educativa e progettuale alle singole scuole e impedendo alle circolari ministeriali di governare in modo centralistico gli istituti. Si rafforzano responsabilità (e conseguenti valutazioni) del dirigente scolastico che non è certo uno sceriffo ma un primus inter pares dentro la comunità educativa.

VI.          Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro. Abbiamo il 44% di disoccupazione giovanile e un preoccupante tasso di dispersione scolastica. Segno evidente che le cose non funzionano. Replichiamo le esperienze di quei Paesi come Germania, Austria e Svizzera che già sono presenti sul territorio nazionale in Alto Adige con il sistema duale, puntando a un maggior coinvolgimento dei ragazzi nelle aziende e ad un rafforzamento delle loro competenze.

VII.         Educhiamo cittadini, non solo lavoratori. L’emergenza disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della Buona Scuola non è solo formare lavoratori: è innanzitutto educare cittadini consapevoli. Per questo reintroduciamo spazio per la musica, la storia, l’arte, lo sport. E valorizziamo la formazione umanista e scientifica.

VIII.       Affidiamo a deleghe legislative settori chiave. Ci sono temi su cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e che finalmente stanno nelle deleghe previste dal testo. In particolar modo un maggiore investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla semplificazione normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione iniziale e l’accesso al ruolo degli insegnanti.

Ho letto tante email, appassionate, deluse, propositive, critiche. Mi hanno aiutato a riflettere, vi sono grato. Leggerò le Vostre risposte se avrete tempo e voglia di confrontarvi. Da subito posso fare chiarezza su alcune voci false circolate in queste settimane:

–       Le aziende non hanno alcun ruolo nei consigli di Istituto;

–       I giorni di vacanza non si toccano:

–       Nessuno può essere licenziato dopo tre anni;

–       Il preside non può chiamare la sua amica/amico, ma sceglie tra vincitori di concorso, in un ambito territoriale ristretto.

         

C’è un Paese, l’Italia, che sta ripartendo. Con tutti i nostri limiti abbiamo l’occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli. Sciuparla sarebbe un errore. Conosco per esperienza di padre, di marito, di studente l’orgoglio che vi anima, la tenacia che vi sorregge, la professionalità che vi caratterizza. Mentre scrivo sul computer scorrono nella mente i volti e i nomi dei professori che mi hanno accompagnato come credo accada spesso a ciascuno di voi: le storie di chi all’elementare Rodari, alla media Papini, al Liceo Dante si è preso cura della formazione mia e dei miei compagni di classe. Un professore collabora alla creazione della libertà di una persona: è veramente una grande responsabilità. Vi chiedo di fare ancora di più: darci una mano a restituire speranza al nostro Paese, discutendo nel merito del futuro della nostra scuola. Il nostro progetto non è “prendere o lasciare” e siamo pronti a discutere. Ma facciamolo nel merito, senza la paura di cambiare. L’Italia è più forte anche delle nostre paure.

 

Aspetto le Vostre considerazioni.

Intanto, buon lavoro in queste settimane conclusive dell’anno scolastico.

Molto cordialmente,

 

Matteo Renzi

 

 

 

Con La Buona Scuola i docenti verranno scelti attraverso le primarie

Scelta_docenti

A me sembra che il sistema migliore per attribuire una cattedra sia quello di far partecipare tutti i docenti finiti negli Albi territoriali a delle vere e proprie primarie.
Tutti gli aventi diritto al voto potranno così democraticamente eleggere (dal latino eligere, scegliere) i fortunati che per tre anni, tanto durerà la loro legislatura, lavoreranno nella Buona Scuola.
In questo modo finiranno anche i ricorsi degli esclusi (sono stato legittimato da un voto, che hai da protestare?).
Il Partito Democratico si attrezzi, e rapidamente stili un elenco di regole per questo nuovo esercizio di democrazia per i cittadini.