Nasce il Governo Neutrale – Mattarella – Cottarelli

E così sta nascendo in queste ore il Governo neutrale, a seguito del veto del Presidente Mattarella al nome Paolo Savona per la “casella” del Ministero del Tesoro, Governo che sarà guidato dall’esperto del Fondo Monetario Internazionale (FMI) Carlo Cottarelli.

Sembrerebbe scontato che sarà un Governo senza la fiducia del Parlamento, organo la cui funzione si sta sempre più limitando al semplice discutere, per così dire, e sottoscrivere iniziative di tipo governativo.

Questo altererà non poco il rapporto cittadino – Istituzioni.

Il veto di Mattarella ha avviato discussioni non componibili tra diversi punti di vista: posto che la Presidenza della Repubblica ha questa facoltà, di quali fattori deve tener conto per essere esercitata? O non vi sono fattori specifici?

I cittadini che hanno votato come hanno preso questo passaggio? Quali sentimenti sono stati attivati verso l’Unione Europea, e verso le due forze politiche che avevano formulato una proposta (Lega, M5S)? Quale senso di partecipazione reale alla vita democratica viene percepito dall’elettore che potrebbe pensare “Del mio voto non importa niente a nessuno?” Vi saranno effetti di polarizzazione estrema? Picchi di astensionismo alla prossima tornata elettorale? Incremento del bacino elettorale delle due forze che hanno ricevuto 17.000.000 di voti?

Tutto questo non è irrilevante, e sicuramente se ne sarà tenuto conto al momento di decidere di tranquillizzare i Paesi UE, le Agenzie di rating, la Germania, i mercati.

Ma a lungo termine nessuno sa dire cosa accadrà realmente (a parte l’opportunismo  ridicolo di quelle forze politiche, e di quegli artisti non giornalisti che “si schierano senza se e senza ma”, pur non avendo l’altezza e la prestanza dei corazzieri a fianco del Presidente Mattarella, che non ha certo bisogno di loro).

Un vero e proprio salto nel buio, che temo non ci farà bene.

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An ghin gò: la conta del Partito Democratico – Politiche 2018

Nel Partito Democratico esplode la follìa “numerica”. Appaiono siti che linkano dichiarazioni di questo e quello (in breve: sei con Matteo Renzi oppure no?), altri vogliono contare quanti sono a favore del segretario reggente Martina.

E tutto è scatenato dalla paura della Direzione Nazionale di domani, giovedì 3 Maggio, che era stata convocata per decidere se parlare / trattare con il M5S, e che invece ora andrà a finire chissà come.

Secondo me come le precedenti: tanto rumore prima, nessuna decisione concreta.

Ovviamente il bene dei cittadini, gli interessi del Paese vanno a farsi benedire.

Renzi è andato in tv domenica sera, ed ha sfasciato il poco che rimaneva di un partito che qualche elemento di interesse in passato l’ha avuto.

Ma questo è quel che accade quando si dà spazio a soggetti dall’infanzia irrisolta.

Cittadino impotente – Politiche 2018

Salvini, vista l’aria che tira (Renzi che da ex-segretario sbarra la strada a quella parte del PD che vorrebbe dialogare con il M5S), “dimentica” il suo “Mai con il PD”, pensando a questo partito per modificare in senso peggiorativo l’orrenda legge elettorale a firma PD, il Rosatellum, per sistemarsela su misura, e poi tornare al voto.

Facendosi così beffe, come sempre, del bene e dei problemi degli italiani, per una mera ambizione di potere.

Ho ripensato ai mille referendum ai quali ho partecipato, alle mille volte in cui ho votato, alle mille volte in cui mi sono indignato durante la lettura di un quotidiano, durante l’ascolto di un notiziario, durante un’intervista fuori luogo, senza senso.

Credo che la conclusione alla quale sono giunto sia molto semplice, molto vera, molto dura e dolorosa.
Posso scrivere sul Web dove e come mi pare, certo, ma niente di più.
Il mio voto non conta, il mio pensiero è ignorato, la mia voce inascoltata.
Semplicemente perchè sono un anonimo cittadino impotente

Il proprietario è tornato – Politiche 2018

Sembrava scomparso, ma continuava a strangolare il “suo” partito, l’ex Partito Democratico, oggi ammasso informe di volti, tendenze, pretese, idee (?).

Sembrava scomparso, ma ieri sera Fabio Fazio l’ha riesumato, ovviamente in senso metaforico, nel suo contenitore da RAI1, contenitore vespiano pallido ricordo di quel che un tempo era una trasmissione decente in un cantuccio di RAI3.

E l’ex-segretario, l’ex-Presidente del Consiglio si è fatto beffe della Direzione Nazionale del PD convocata per il 3 Maggio per decidere se e come rispondere al M5S per le trattative per il Governo che dovrebbe nascere dalle politiche 2018, rispondendo lui per tutti.

Mostrando quale sia la sua concezione di cambiamento e modernità: il padre-padrone ottocentesco, in famiglia (non sappiamo), ma soprattutto in un partito, in un quadro politico del 2018.

Scavalcando il segretario attuale, Martina, facendo strame della regola moderna che vuole che chi perde le elezioni scompaia almeno dai ruoli dirigenti, dai posti chiave dell’organizzazione politica portata allo sfacelo.

E i suoi seguaci continuano pervicacemente a riproporci la stessa solfa di duecento anni fa. Noi comandiamo, non rispettiamo regole interne, esterne, regole di buon comportamento politico, noi non ci ripieghiamo su noi stessi per capire dove e come abbiamo sbagliato.

Nulla.

Noi siamo.

Un partito distrutto, un esempio da non imitare.

Proprio come Forza Italia, proprio come Silvio Berlusconi e compagnia.

Il vero vecchiume della politica.

Referendum costituzionale: se vince il Sì, il risultato come verrà interpretato da Renzi, dal Governo, dal PD, dai suoi militanti ed elettori?

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Osservando in questi mesi, quando ne ho avuto l’occasione, le modalità ed i contenuti comunicativi di coloro che fanno propaganda per il Sì al referendum costituzionale, o comunque hanno deciso di votare Sì, mi sono convinto che uno degli effetti di una possibile vittoria di questo orientamento non sarà positivo.

Ovviamente se i Sì saranno in maggioranza, la riforma costituzionale Renzi-Boschi diverrà realtà, e questo è il primo, naturale effetto del referendum.

Il secondo si materializzerà, e spero di sbagliarmi, all’interno del Partito Democratico, partendo dal vertice del Consiglio dei Ministri, passando al Segretario del Partito (stessa persona), per finire con i parlamentari, gli iscritti e gli elettori.

Il Sì sarà vissuto come sì a Renzi, al suo Governo alle sue politiche, come sì al PD, a tutte le iniziative parlamentari, legislative, governative che queste strutture partoriranno da qui alla fine della legislatura?

In sintesi, il Sì sarà il segnale tanto atteso per dire “I cittadini sono con noi, siamo la maggioranza, e quindi possiamo muoverci con grande libertà, senza dover render conto, senza dover discutere con chi ha una visione diversa”?

Chi non è d’accordo, l’abbiamo visto da tempo, è un rosicone, un vecchio, uno attaccato alla poltrona, uno che vuole il ritorno di non si sa bene quali mostri, un gufo, un professorone, o, nell’ultima becera versione, un essere spregevole (la famosa accozzaglia).

L’ubriacatura potrebbe essere molto forte.

Può darsi che mi sbagli, e che dopo il caos mediatico di questi interminabili mesi (ma non potevamo votare ad Ottobre?), si giunga alla calma, ad un gradito bon ton istituzionale, a ragionare sui nostri problemi, a tentare di trovare delle soluzioni.

Vedremo.

Il 4 Dicembre voterò NO.

Gli aggiornamenti sul tema “Referendum costituzionale” sono su Facebook.

NB Il referendum costituzionale non prevede quorum, essendo un referendum confermativo, e non abrogativo.

Referendum costituzionale: l’appello di Libertà e Giustizia al Movimento 5 Stelle

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Appello del Consiglio di Presidenza di Libertà e Giustizia (Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Roberta De Monticelli, Paul Ginsborg, Tomaso Montanari, Elisabetta Rubini, Nadia Urbinati e Gustavo Zagrebelsky) al Movimento 5 Stelle.

“Care amiche e cari amici del Movimento 5 Stelle, lo straordinario risultato del voto amministrativo attribuisce al vostro Movimento una grande responsabilità: dare un contributo decisivo alla principale battaglia democratica che aspetta il Paese, cioè il referendum costituzionale del prossimo ottobre.

Sappiamo bene che la posizione del Movimento è un netto No al metodo e al merito di questo stravolgimento dei meccanismi della nostra democrazia: ma crediamo che in questi giorni sia necessaria una mobilitazione straordinaria, nelle piazze e sulla rete, per raccogliere le firme che servono a configurare il referendum come un’ opposizione popolare ad una revisione costituzionale divisiva e imposta da un parlamento delegittimato. Subito dopo, e da qui fino ad ottobre, è ancora più necessario che nel discorso pubblico, e in particolare nella comunicazione televisiva (a partire da quella trasmessa da ciò che vorremmo ancora chiamare ‘servizio pubblico’), le ragioni del No abbiano lo stesso spazio degli argomenti del governo: e in questo il ruolo del Movimento appare cruciale.”

(segue su Libertà e Giustizia)

Il 4 Dicembre voterò NO.

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NB Il referendum costituzionale non prevede quorum, essendo un referendum confermativo, e non abrogativo.

Referendum costituzionale: D’Alema voterà NO

D’Alema: “Voto no alle riforme, sono peggio di quelle di B”
La notizia è che D’Alema voterà no al referendum costituzionale. Erano meglio le riforme di Berlusconi, dice. Il no è fondato su ragioni “non sono molto diverse” da quelle per cui votò No, nel 2006, alla legge di Berlusconi. “Per certi aspetti era fatta meglio – dice D’Alema – Anche quella prevedeva il superamento del bicameralismo perfetto e la riduzione dei parlamentari. Ma riduceva anche i deputati. E stabiliva l’elezione diretta dei senatori; non faceva del Senato un dopolavoro.

(segue su Il Fatto Quotidiano)

Il 4 Dicembre voterò NO.

Gli aggiornamenti sul tema “Referendum costituzionale” sono su Facebook.

NB Il referendum costituzionale non prevede quorum, essendo un referendum confermativo, e non abrogativo.