Referendum costituzionale: se vince il Sì, il risultato come verrà interpretato da Renzi, dal Governo, dal PD, dai suoi militanti ed elettori?

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Osservando in questi mesi, quando ne ho avuto l’occasione, le modalità ed i contenuti comunicativi di coloro che fanno propaganda per il Sì al referendum costituzionale, o comunque hanno deciso di votare Sì, mi sono convinto che uno degli effetti di una possibile vittoria di questo orientamento non sarà positivo.

Ovviamente se i Sì saranno in maggioranza, la riforma costituzionale Renzi-Boschi diverrà realtà, e questo è il primo, naturale effetto del referendum.

Il secondo si materializzerà, e spero di sbagliarmi, all’interno del Partito Democratico, partendo dal vertice del Consiglio dei Ministri, passando al Segretario del Partito (stessa persona), per finire con i parlamentari, gli iscritti e gli elettori.

Il Sì sarà vissuto come sì a Renzi, al suo Governo alle sue politiche, come sì al PD, a tutte le iniziative parlamentari, legislative, governative che queste strutture partoriranno da qui alla fine della legislatura?

In sintesi, il Sì sarà il segnale tanto atteso per dire “I cittadini sono con noi, siamo la maggioranza, e quindi possiamo muoverci con grande libertà, senza dover render conto, senza dover discutere con chi ha una visione diversa”?

Chi non è d’accordo, l’abbiamo visto da tempo, è un rosicone, un vecchio, uno attaccato alla poltrona, uno che vuole il ritorno di non si sa bene quali mostri, un gufo, un professorone, o, nell’ultima becera versione, un essere spregevole (la famosa accozzaglia).

L’ubriacatura potrebbe essere molto forte.

Può darsi che mi sbagli, e che dopo il caos mediatico di questi interminabili mesi (ma non potevamo votare ad Ottobre?), si giunga alla calma, ad un gradito bon ton istituzionale, a ragionare sui nostri problemi, a tentare di trovare delle soluzioni.

Vedremo.

Il 4 Dicembre voterò NO.

Gli aggiornamenti sul tema “Referendum costituzionale” sono su Facebook.

NB Il referendum costituzionale non prevede quorum, essendo un referendum confermativo, e non abrogativo.

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Referendum costituzionale: l’appello di Libertà e Giustizia al Movimento 5 Stelle

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Appello del Consiglio di Presidenza di Libertà e Giustizia (Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Roberta De Monticelli, Paul Ginsborg, Tomaso Montanari, Elisabetta Rubini, Nadia Urbinati e Gustavo Zagrebelsky) al Movimento 5 Stelle.

“Care amiche e cari amici del Movimento 5 Stelle, lo straordinario risultato del voto amministrativo attribuisce al vostro Movimento una grande responsabilità: dare un contributo decisivo alla principale battaglia democratica che aspetta il Paese, cioè il referendum costituzionale del prossimo ottobre.

Sappiamo bene che la posizione del Movimento è un netto No al metodo e al merito di questo stravolgimento dei meccanismi della nostra democrazia: ma crediamo che in questi giorni sia necessaria una mobilitazione straordinaria, nelle piazze e sulla rete, per raccogliere le firme che servono a configurare il referendum come un’ opposizione popolare ad una revisione costituzionale divisiva e imposta da un parlamento delegittimato. Subito dopo, e da qui fino ad ottobre, è ancora più necessario che nel discorso pubblico, e in particolare nella comunicazione televisiva (a partire da quella trasmessa da ciò che vorremmo ancora chiamare ‘servizio pubblico’), le ragioni del No abbiano lo stesso spazio degli argomenti del governo: e in questo il ruolo del Movimento appare cruciale.”

(segue su Libertà e Giustizia)

Il 4 Dicembre voterò NO.

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NB Il referendum costituzionale non prevede quorum, essendo un referendum confermativo, e non abrogativo.

Referendum costituzionale: D’Alema voterà NO

D’Alema: “Voto no alle riforme, sono peggio di quelle di B”
La notizia è che D’Alema voterà no al referendum costituzionale. Erano meglio le riforme di Berlusconi, dice. Il no è fondato su ragioni “non sono molto diverse” da quelle per cui votò No, nel 2006, alla legge di Berlusconi. “Per certi aspetti era fatta meglio – dice D’Alema – Anche quella prevedeva il superamento del bicameralismo perfetto e la riduzione dei parlamentari. Ma riduceva anche i deputati. E stabiliva l’elezione diretta dei senatori; non faceva del Senato un dopolavoro.

(segue su Il Fatto Quotidiano)

Il 4 Dicembre voterò NO.

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NB Il referendum costituzionale non prevede quorum, essendo un referendum confermativo, e non abrogativo.

Il Partito Democratico e le elezioni amministrative 2016

PD

Il Partito Democratico ha buttato alle ortiche i suoi valori, ha abbandonato il contatto con il territorio, con i cittadini, ha dimenticato le fasce deboli della popolazione.
Ed ha perso.

Referendum costituzionale: Montanari, Raggi, D’Alema, Roma, M5S, PD

Oggi vi segnalo un’intervista al Prof. Tomaso Montanari, docente di Storia dell’Arte moderna all’Università degli Studi di Napoli Federico II, e vicepresidente dell’Associazione Libertà e Giustizia, che sostengo da anni, pubblicata da Il Fatto Quotidiano. L’intervista prende spunto dalla notizia, apparsa su La Repubblica, che D’Alema avrebbe dichiarato che pur di non votare Renzi, voterebbe Lucifero e, conseguentemente, non avrebbe difficoltà ad appoggiare al ballottaggio di Roma Virginia Raggi, M5S, invece di Roberto Giachetti, PD.

Estraggo alcuni punti, che condivido pienamente, rimandandovi in calce all’intero testo.

“Forse ci sarebbero cose più serie di cui parlare. Lo dico da vicepresidente di Libertà e Giustizia: se si discutesse delle ragioni del ‘NO’ al referendum [costituzionale] un decimo di quanto si parla delle telefonate di Massimo D’Alema, sarebbe un Paese migliore”.

“Il fatto che il M5S stia per conquistare Roma e che in questo momento ragioni non come il Pd o come la destra con una logica di appartenenza, ma si apra a persone molto diverse dalla sua storia come me, e in particolare che si apra a persone e a idee della sinistra, ha incuriosito molti e ha creato un dibattito”.

“Il programma del Pd non riserva nessuna sorpresa: continuerà tutto come prima, spero non la corruzione. Giachetti mi sembra una persona pulita, quello che che c’è dietro di lui mi piace di meno e mi dà minori garanzie, è il motivo per cui voterei la Raggi se fossi residente a Roma. Su tanti punti condivido il suo programma. In generale mi pare che i 5 stelle abbiano un’idea della cultura molto simile alla mia: cultura non come mercato, che è l’idea di Renzi e del Pd, ma come strumento per ridare sovranità ai cittadini e renderli partecipi della vita politica”.

“Renzi non c’entra nulla con la storia della sinistra. E’ un gigantesco equivoco che Renzi oggi, invece di guidare Forza Italia, sia il leader del Pd. Sarebbe il leader ideale di Forza Italia per le idee che ha e le leggi che sta facendo. Lo Sblocca Italia, la riforma della Costituzione, la riforma della scuola sono tutte cose che hanno un minimo comune denominatore: il primato assoluto del mercato. Nel momento in cui in un modo assurdo, con delle primarie aperte anche da non iscritto al partito diventa segretario del Pd, chi è di sinistra in quel partito si ponga il problema: o riuscire a recuperare il partito o uscirne. A un certo punto D’Alema e molti altri dovranno decidersi“.

(Da Il Fatto Quotidiano)

NB Il referendum costituzionale non prevede quorum, essendo un referendum confermativo, e non abrogativo.

26 Consiglieri vivono il loro giorno da pecora a Roma

  
ed il Partito Democratico con la sua fuga da un momento di democratico confronto nella Sala Giulio Cesare del Comune di Roma mostra la sua natura estremamente lontana da ogni minimo standard richiesto a qualsivoglia formazione politica che voglia prendere parte alla vita civile di un Paese.

Tutte le formazioni che se la sono data a gambe per evitare di assumersi le proprie responsabilità di fronte ai cittadini ed agli elettori di Roma non potranno più fugare nelle menti di chi ha assistito impotente ad uno scempio istituzionale il sospetto, la certezza che dietro al gioco degli scontrini si celino alleanze e collusioni indicibili.

Doveroso ringraziamento va espresso a SEL ed al Movimento 5 Stelle che invece molto correttamente avevano deciso di attendere il dibattito in Aula.

Vedremo quando sarà data la possibilità ai cittadini dell’Urbe di esprimersi democraticamente, avverbio che nel nostro Paese non può più essere usato con leggerezza.