Perchè laico – Ultimo post

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Concludo con quest’ultima citazione la serie dei post dedicati al bel testo di Rodotà.

“Da anni, da troppi anni [i laici] si sono fatti incantare dalla sirena della fine delle ideologie, e non si sono accorti che nuove parole forti stavano percorrendo il mondo, con i toni perentori di chi afferma che l’economia è l’unica dea e di chi cerca nella spiritualità religiosa l’unica possibile reazione. Turbati dagli eccessi di una politica che tutto voleva possedere, hanno accettato una versione non debole, ma flebile, della politica, ridotta a buona amministrazione e privata d’ogni orizzonte. So bene che si è detto che, nella vita dei popoli, dopo la poesia deve venire la buona prosa. Ma Benedetto Croce pronunciava queste parole all’ombra della sua “religione della libertà”.

I giovani cattolici, ma in ciò non credo dissimili dagli altri, hanno manifestato la loro adesione a un’idea forte di etica, di cultura, di politica. Da qui un insegnamento: se oggi si vuol parlare ai giovani (ma a loro soltanto?) si devono ritrovare gli accenti della nettezza, della moralità, anche dell’utopia. Un mondo di mediocri compromessi, di negoziazioni continue, fa smarrire il senso della missione civile, della cittadinanza attiva”.

“Perchè laico” di Stefano Rodotà, Editori Laterza, 2009. Pag. 110

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Perchè laico – 7

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“L’occasione offerta dall’indubbia necessità di alcune norme è stata in più di un caso volta in pretesto per riportare sotto controllo la libertà femminile e il potere di procreare, per tornare così a considerare il corpo della donna come “luogo pubblico” su cui legiferare, sul quale esercitare di nuovo un forte potere di “disciplinamento”.

La recente legislazione italiana sulla procreazione medicalmente assistita costituisce l’esempio più eloquente di questa propensione, che non a caso le ha meritato la definizione di “legge burqa”. Si condiziona sempre più pesantemente l’accesso alle tecniche riproduttive, subordinandolo ai requisiti dell’età e alla sterilità; all’esistenza di una stabilità della coppia e negandolo quindi alla donna sola; all’utilizzazione di alcune soltanto tra le tecniche disponibili (divieto della fecondazione con seme di donatore; limiti al numero degli embrioni da produrre e impiantare); all’esclusione di ogni possibilità di accertamento della condizione dell’embrione per evitare la trasmissione di malalttie genetiche.

Dietro questo proibizionismo esasperato si scorge agevolmente la volontà di imporre un modello di gestione del corpo della donna, sottratta alla libera disponibilità della persona interessata. Questo corpo è riportato sotto stretto controllo medico (accertamento della sterilità) e sociale (accertamento di una particolare relazione di coppia), reagendo così alla precedente “liberazione”. Il potere femminile di procreare viene di nuovo rinchiuso nella dimensione familiare.”

“Perchè laico” di Stefano Rodotà, Editori Laterza, 2009. Pag. 74

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Perchè laico – 6

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“Onestà intellettuale, e corretta ermeneutica, vogliono che l’articolo 33 della Costituzione sia, come s’usa dire, “di stretta interpretazione”, e dunque debba esser letto per quel che dice:”Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato“. Di fronte a una formula così chiara non valgono a nulla giochi dialettici come quello di chi dice che il divieto riguarderebbe la sola “istituzione” delle scuole, non il loro successivo funzionamento. Nè si può sostenere che le scuole private, entrando a far parte di un unico sistema formativo, costituirebbero comunque “un servizio pubblico“, perchè l’Assemblea costituente, con i voti democristiani, respinse proprio questo emendamento.

Il sistema disegnato dall’articolo 33 della Costituzione è chiarissimo. Si comincia proclamando la libertà d’insegnamento. Si continua prevedendo il dovere della Repubblica di istituire “scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Si parla poi del diritto dei privati di istituire scuole senza oneri per lo Stato. Infine, si stabilisce che alle scuole non statali, che chiedono la parità, deve essere assicurata “piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”.

In questo quadro la pretesa costituzionalmente legittima dei cittadini è quella di un sistema pubblico completo ed efficiente, che realizzi appunto il dovere di istituire scuole statali, non quella di un sistema di scuole private finanziate con denaro pubblico.”

Perchè laico” di Stefano Rodotà, Editori Laterza, 2009. Pagg. 64-5

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Perchè laico – 5

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“Con un’intuizione felice, Piero Calamandrei parlò della scuola come “organo costituzionale”. E quella intuizione è stata confermata via via che diveniva sempre più evidente il nesso tra scuola e democrazia: l’istruzione è un diritto fondativo del modo d’essere cittadini, dunque una precondizione della democrazia; la scuola è il luogo dove ci si forma, si acquisisce sapere critico. Se, invece, si imbocca la strada della pura competitività aziendale, e si offre un incentivo economico alla creazione di scuole separate, dove ciascuno rinsalda la propria appartenenza (religiosa, etnica, ideologica, localista …), si contraddice proprio questo programma democratico e la scuola perde definitivamente la possibilità d’essere il momento in cui si avvia la costruzione dell’eguaglianza, del riconoscimento degli altri. Si frantuma in mille ghetti, luoghi d’incubazione dei futuri conflitti. Tradisce la funzione che, più di prima, dovrebbe avere in società inevitabilmente pluralistiche, quella di rappresentare uno dei luoghi essenziali di unificazione e confronto.”
Perchè laico” di Stefano Rodotà, Editori Laterza, 2009. Pag. 63

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Perchè laico – 4

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“I segni della cristianità accompagnano chiunque si muova in Europa. Sono incancellabili, alimentano la discussione culturale, legittimano un’attenzione permanente. Ma non sono i soli in un continente dove gli intrecci culturali sono stati e continuano ad essere molteplici, dove la laicità ha fatto le sue grandi prove, determinanti per l’invenzione dell’individuo e dello Stato moderno. Tutta questa cultura apparterrebbe ormai solo al passato, sì che l’unica sopravvivenza legittima della storia europea sarebbe quella consegnata alla cultura cristiana? Questa tesi, storicamente improponibile, è tutta politica, incarna lo spirito di crociata che emerge prepotentemente nell’azione pontificale e influenza, in modo talora determinante, la debole politica italiana. Per sopravvivere, l’Europa dovrebbe riconoscersi solo nella tradizione cristiana, divenendone prigioniera e affidandosi così a una pericolosa e permamente logica di contrapposizione?.

(…)

Se (…) le radici cristiane fossero state elevate a principio costitutivo dell’identità europea, questo avrebbe imposto una ricostruzione dell’intero sistema costituzionale europeo anche in questa chiave. Avrebbe così ricevuto legittimazione l’atteggiamento della Chiesa che sottolinea con forza crescente il dovere dei parlamentari cattolici di subordinare i loro comportamenti alle direttive della dottrina. Da obbligo di fede per alcuni questo sarebbe divenuto, per tutti, obbligo istituzionale. Ogni decisione ritenuta in contrasto con la radice cristiana dell’Unione sarebbe stata sospetta di illegittimità.

La laicità consente all’Europa di mantenere la sua ricchezza interna e la sua apertura verso l’esterno. Essa, oggi, è la regione del mondo dov’è più intensa e comune la tutela dei diritti fondamentali, dove la “costituzionalizzazione della persona” incontra con consapevolezza le innovazioni scientifiche e tecnologiche. Custodisce un passato e lo proietta nel futuro”.

Perchè laico” di Stefano Rodotà, Editori Laterza, 2009. Pagg. 38-40

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Perchè laico – 3

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“Da tempo i vertici della Chiesa hanno intrapreso una campagna assai determinata per affermare il primato della loro dottrina ben al di là della legittima predicazione della fede, dal momento che ad essa viene attribuito un valore normativo che va oltre l’ambito dei credenti e configura obbligazioni degli stati e delle istituzioni internazionali. E’ avvenuto con alcune prese di posizione della Conferenza episcopale che esplicitamente rifiutavano principi fondamentali della Costituzione italiana.
Benedetto XVI ha poi negato la legittimità stessa di norme internazionali a suo avviso espressive di “una concezione del diritto e della politica in cui il consenso tra gli Stati è ottenuto talvolta in funzione di interessi di corto respiro o manipolato da pressioni ideologiche”, con un attacco diretto all’ONU. Il Trattato di Amsterdam è stato giudicato “pericoloso” perchè vieta le dsicriminazioni basate sugli orientamenti sessuali.
Questi attacchi frontali alle dichiarazioni dei diritti ci confermano, una volta di di più, che democrazia e laicità sono tutt’uno”.

Perchè laico” di Stefano Rodotà, Editori Laterza, 2009. Pag. 31

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Perchè laico – 2

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“Una vicenda concreta consente di cogliere meglio il significato della conoscenza sul terreno delle innovazioni scientifiche e tecnologiche, difficile da percorrere senza strumenti che consentano a tutti di comprenderne la portata.

In occasione del referendum sulla legge sulla procreazione medicalmente assistita, nel 2005, uno degli argomenti adoperati per indurre all’astensionismo fu quello che sottolineava la complessità tecnica di taluni quesiti, che avrebbe impedito ai cittadini di esprimere una
valutazione adeguata. Argomento suggestivo, ma democraticamente pericolosissimo. Proprio quello che oggi più incide sulla vita stessa delle persone dovrebbe essere sottratto al loro giudizio, alla sovranità popolare. Il processo democratico sarebbe monco, amputato della possibilità di adoperare uno strumento come il referendum anche in casi in cui la Costituzione lo ammette.

Ma l’insidia antidemocratica non si arresta qui. La materia trattata da quel referendum, come altre attinenti alla vita, apparterrebbe a quella sfera di fini non negoziabili che precluderebbero allo stesso Parlamento di attivare quelle procedure di confronto, di composizione tra interessi diversi, di rispetto delle opinioni delle minoranze che sono l’essenza stessa della democrazia.

La pretesa di imporre un’etica predefinita metterebbe così in scacco sia la democrazia diretta che quella rappresentativa. E trasferirebbe il potere di decidere sulla vita a gruppi ristretti, ad autorità prive di qualsiasi legittimazione democratica.”

“Perchè laico” di Stefano Rodotà, Editori Laterza, 2009. Pag. 28

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