20 maggio: sciopero personale Università, Enti di Ricerca, Scuola, AFAM

“Anche per l’Università, la Ricerca e l’AFAM [Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica] – così come per la scuola che sciopera nella stessa giornata – il 20 maggio 2016 sarà una giornata di blocco di tutte le attività: FLC CGIL e UIL RUA hanno infatti proclamato lo sciopero nazionale di tutto il personale che lavora nelle Università, negli Enti di Ricerca e nell’Alta Formazione Artistica e Musicale.

[…]

La situazione di questi settori, privi di contratto nazionale da oltre 7 anni, in una crisi decennale di finanziamenti, con un esplosivo problema di precariato e di mancato turn-over, ha bisogno di soluzioni immediate.Per il personale contrattualizzato, dopo la firma dell’accordo sui comparti deve aprirsi la stagione contrattuale, ma con tre imprescindibili interventi governativi:

  • La cancellazione della cosiddetta riforma Brunetta e contro ogni tentativo di applicarla attraverso le deleghe Madia.
  • Lo stanziamento di risorse per rinnovare il contratto e non l’insulto dei 7 euro di aumento stanziati nella legge di stabilità.
  • Lo sblocco della contrattazione integrativa e piena contrattualizzazione del rapporto di lavoro.”

(Volantino)

(segue su FLC-CGIL)

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Il #Sottosegretario #Faraone scrive agli #insegnanti. #BuonaScuola #GovernoRenzi

Buona_scuola“Carissime e carissimi,
sono Davide Faraone, ho 39 anni e sono stato eletto deputato per la prima volta in questa legislatura.

Ora il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, mi ha voluto come Sottosegretario al Miur per rappresentare un governo che sta mettendo la scuola al centro della propria azione, non solo a parole ma con i fatti.

È davvero il momento della svolta per la scuola italiana e per il Paese.

Siamo partiti dagli edifici scolastici. Sono migliaia gli interventi già partiti, e quelli in programma nei prossimi mesi, per rendere le scuole più sicure e più belle.

E adesso La Buona Scuola. Ci stiamo occupando di ciò che avviene nelle nostre aule. Da tempo non vi era alcun coinvolgimento sulle scelte politiche che riguardano la scuola. Per questo abbiamo voluto ascoltare tutti, perché l’istruzione è il motore per ogni sviluppo economico, sociale e culturale del Paese e la scuola è patrimonio di tutti i cittadini. Come sarà l’Italia tra vent’anni dipende da come è la scuola oggi, ripete spesso Matteo Renzi. È per questo che vogliamo una Buona Scuola.

La consultazione è terminata in questi giorni, con l’impegno del Ministro Stefania Giannini e di coloro che hanno collaborato al Ministero e nei territori. Ringrazio davvero tutti coloro che hanno voluto partecipare contribuendo alla riflessione collettiva sulle proposte. Ma il lavoro davvero impegnativo arriva adesso.

Il piano ipotizzato nel documento del governo sarà rivisto alla luce delle proposte di coloro che hanno voluto mandare il loro punto di vista. Saranno soprattutto le critiche ad essere vagliate. La complessità della scuola è affrontabile solo se ognuno di voi ci aiuterà a trovare soluzioni che migliorino i risultati delle nostre studentesse e dei nostri studenti. Questo è il nostro compito e la nostra speranza. So che chi lavora come voi nella scuola e per la scuola ha vissuto tempi particolarmente pesanti fatti di tagli e spesso di umiliazioni.

Ora si cambia verso!

La tenuta del sistema è stata possibile proprio perché abbiamo potuto contare sul vostro lavoro. Ed ora ci contiamo ancora di più. Potremo ottenere risultati solo con il dovuto impegno e con la necessaria motivazione di tutti.

Abbiamo una grande responsabilità, sono certo che lavoreremo bene insieme.

Cari saluti

Davide Faraone

L’Italia secondo #Cottarelli, #commissario straordinario #revisionespesa. #pdf @matteorenzi

Per chi fosse interessato, è disponibile la presentazione “Proposte per una revisione della spesa pubblica (2014-2016)“, elaborata dal dott. Carlo Cottarelli, nominato dal Consiglio dei Ministri del 4 Ottobre 2013 Commissario Straordinario per la Revisione delle Spesa, dopo aver accumulato una lunga e consolidata esperienza di lavoro al Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Buona lettura.

Il documento è stato diffuso da La Repubblica. Sul sito Revisione della Spesa ad oggi non ve n’è traccia. A cosa servono i siti?

PS Il file (72 diapositive) si carica lentamente, abbiate pazienza.

Dimenticavo: effettivamente cancellando agenzie fiscali, ministeri, presidenza del consiglio dei ministri, ricerca, università, regioni, sanità, scuola, accademie e conservatori si risparmierà un sacco……

@matteorenzi a #scuola, di #mercoledì. Il punto di vista di #FurioColombo

Renzi_scuola_Colombo

Ho sempre molto apprezzato Furio Colombo, giornalista ed ex-parlamentare del Partito Democratico. Non mi è mai capitato di trovarlo banale e scontato, molte volte mi ha spiazzato, spesso mi ha fatto riflettere. Riporto in questo post la risposta contenuta oggi nella sua rubrica di lettere su Il Fatto Quotidiano, alla domanda posta da una lettrice, sulle visite settimanali negli istituti scolastici del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Buona lettura.

Calligrafia, ortografia, contenuti: scuola tradizionale?

Quarant’anni fa, quando le masse avrebbero avuto bisogno di una scuola di massa, noi facevamo loro una scuola d’élite (contro la quale si battè giustamente don Milani). E oggi che le masse avrebbero bisogno di una scuola d’élite, noi facciamo loro una scuola di massa, popolare, inclusiva, ma immiserita nei contenuti, alleggerita di cultura e apparentemente superdotata di mezzi tenologici.

Così sì che veramente stiamo creando una scuola classista: a forza di offrire una scuola dequalificata e vuota, a forza di non insegnare più alcuna “nozione” in nome di un’antica battaglia al nozionismo, a forza di sostituire lo studio con il gioco o con la tecnologia, noi non assicuriamo più a nessuno una solida preparazione, e così facendo azzoppiamo definitivamente proprio le classi meno abbienti e facilitiamo enormemente le classi socialmente avvantaggiate che, potendo contare su un ambiente famigliare e sociale culturalmente progredito, sono già perfettamente in grado di integrare le lacune della scuola attuale e di supplire egregiamente allo scarso e ormai inefficace lavoro di noi insegnanti.

Non vedete intorno a voi come si muovono le classi alte, quali scuole scelgono per i loro figli? Sanno perfettamente cosa fare, evitano con grande maestria le scuole statali di quartiere, e vanno a cercare le scuole internazionali o le scuole confessionali private o quelle rare scuole statali di qualità che ancora sopravvivono: i luoghi esclusivi, dove ancora si insegnano i contenuti, dove si fa grammatica insieme alle lingue straniere, e si fanno leggere i libri e si pretende lo studio. Non ci cascano le classi alte, anche se politicamente progressiste e magari laiche: piuttosto mandano i figli dai preti e dalle suore, purchè imparino la calligrafia e l’ortografia, facciano il dettato e l’analisi logica, escano cioè con delle basi , una conoscenza, una cultura! In ogni città d’Italia è così, e lo sappiamo tutti quali sono le scuole che funzionano […].

Come mai succede questo? Ce lo siamo mai chiesto? E se sì, perchè permettiamo che le cose continuino così?

Paola Mastrocola. Togliamo il disturbo – Saggio sulla libertà di non studiare. Ugo Guanda Editore, Parma 2011. Pag. 180

Lettura, scrittura, tecnologia, scuola, cultura

Può darsi che tra vent’anni – o anche solo dieci – la parola non serva più. Può darsi che tra vent’anni davvero una serie di microchip ci percorrerà le vene in lungo e in largo attivando in noi sistemi di comunicazione telepatica o accendendo fanalini lampeggianti tra i pori, per cui non sarà più necessario usare le parole. Ma oggi non è ancora così.

Penso anche, in margine, che ci precedono millenni, dico millenni, i n cui l’umanità ha “usato” la parola, lasciandoci opere meravigliose: stiamo attenti prima di buttare tutto a mare; chiediamoci come possiamo permetterci uno scempio simile, noi, in nome di una temporanea infatuazione collettiva per una novità tecnologica che oggi tanto ci attrae. Siamo come i bambini di fronte al nuovo gioco, attratti dalle luci lampeggianti e dai bottoni da pigiare, capaci di fare a pezzi il gioco precedente per quello nuovo?

Penso che dovremmo smetter di prendere in giro i nostri giovani esaltando le loro Nuove abilità. Che poi sarebbero quelle di usare un programma, o di far funzionare – senza leggere il manuale di istruzioni – un computer o un forno a microonde. Smettiamo di ingannarli, di blandirli. Vediamo le cose per quello che sono. Analizziamoli questi loro meravigliosi messaggini: davvero ci entusiasma questo che abbiamo chiamato il “nuovo linguaggio dei cellulari”? ci entusiasma la riduzione a sillabe e a a crocette, la sparizione di punteggiatura e di qualsiasi nesso logico-consequenziale, l’uso di dieci paorle in croce, sempre quelle, sempre le stesse? ci entusiasma che nessuno sia più in grado di riconoscere il significato di parole un po’ più alte e desuete, come inane, procrastinare, contemplativo, eziologia, ameno, lungimirante? Fate la prova, interrogate i giovani, vederete che non conoscono lil significato della maggioranza delle parole presenti in un libro.

Dovremmo smettere di dir loro che basterà imparare a usare il computer e avranno il mondo ai loro piedi. Dovremmo smettere di giocare con le parole invece di fare grammatica e letratura, dovremmo smettere di far scrivere verbali o articoli di giornale invece che temi. Dovremmo cominciare a spiegare loro chiaramente, per esempio, la diferenza che passa tra usare e creare, tra copia-incollare e scrivere, tra leggere un pezzo di blog di un anonimo Francesco o un racconto di Borges!

Paola Mastrocola. Togliamo il disturbo – Saggio sulla libertà di non studiare. Ugo Guanda Editore, Parma 2011. Pagg. 176-7

Berlinguer, riforma Università, scuola secondaria, 3+2, centro-sinistra

Quando la sinistra va effettivamente al governo (dal 1996 al 2001) e Luigi Berlinguer diventa ministro dell’Istruzione, i numeri dei nostri diplomati e laureati sono troppo bassi e ci fanno sfigurare con gli altri Paesi. L’Italia è in Europa, e l’Europa giudica. Bisogna trovare un rimedio, qualcosa che alzi la nostra posizione nelle classifiche.
L’idea centrale della riforma Berlinguer è il “diritto al successo formativo”. I giovani hanno il diritto di conseguire diploma e laurea. Se non ci riescono, se tanti non si iscrivono nemmeno e tanti altri abbandonano prima, è colpa della scuola e dell’università. Che quindi bisogna affrettarsi a cambiare. Si alzano i numeri di diplomati e laureati, ma si capovolge drasticamente il concetto stesso di istruzione: da dovere, qual era sempre stato, a diritto. Nascono di qui la riforma della scuola secondaria e il nuovo sistema universitario del 3+2, che di fatto, se non nelle intenzioni, abbassano inesorabilmente il livello di istruzione reale.
E’ stato l’ultimo atto del cambiamento: iniziato alla fine degli anni Sessanta, il processo si conclude qui, con la riforma Berlinguer. Dopo, si sono succeduti governi di destra e di sinistra, ma nulla di sostanziale è più cambiato, le idee-pilastro sono state piantate una volta per tutte. E, volendole alla rinfusa elencare, direi che sono le seguenti: l’obbligo scolastico il più possibile esteso, il tempo in classe il più possibile “pieno”, la fede nelle nuove tecnologie multimediali, la predominanza del metodo di studio sui contenuti dello studio, l’importanza dell’apprendimento, la centralità dello studente, l’autonomia scolastica, il POF ovvero Piano dell’Offerta Formativa, elenco di tutte le attività e progetti extra che ogni singola scuola desidera offrire alle famiglie (dette Utenza), al di là delle semplici e viete e tristemente tradizionali materie di studio, diventate il simbolo di una scuola vecchia e da buttare.
In breve, si delinea come nuova una scuola che punti alla socializzazione e si alleggerisca dei contenuti più marcatamente culturali: era previsto, nei documenti della riforma Berlinguer, che l’insegnamento del latino fosse “affidato a resoconti in chiave moderna”, che lo studio della letteratura italiana fosse abolito negli istituti tecnici (che, in compenso e paradossalmente, si sarebbero chiamati licei) e che piuttosto s’insegnasse a “saper scegliere e gustare le proprie letture”.
Riduzione dei contenuti, dunque, deculturalizzazione e deverbalizzazione: con vittoria conseguente delle verifiche a crocetta, delle animazioni visive e teatrali e soprattutto dei videogiochi. Maragliano, il presidente della commissione berlingueriana dei quaranta saggi, così scriveva:”Il videogioco è la più grande rivoluzione epistemologica di questo secolo. Ti dà una scioltezza, una densità, una percezione delle situazioni e delle operazioni che puoi fare al suo interno che permette di esaltare dimensioni dell’intelligenza e dello stare al mondo finora sacrificate dalla cultura astratta”.

Paola Mastrocola. Togliamo il disturbo – Saggio sulla libertà di non studiare. Ugo Guanda Editore, Parma 2011. Pagg. 128-9