
In primo luogo ci tengo a chiarire che non mi sento offeso dalle reiterate parole di Donald Trump sul Papa, sul Governo, su Giorgia Meloni.
Non riconosco a Trump alcun valore, e pertanto quel che dice, ora, tra un minuto, un’ora, un giorno, per me costituisce solo un miserabile esempio di pochezza umana, scellerataggine, inadeguatezza al ruolo che ricopre, e di quanto cittadini poco inclini a riflettere siano in grado di combinare una volta entrati in un’urna elettorale.
Papa Leone XIV ha risposto con con molta correttezza e coerenza alle stupidaggini che Trump ha proferito nei suo i confronti. Non ha timore di lui, non vuole aprire un dibattito con lui, il Vangelo è il suo riferimento. Se Trump vuole capire capisca, altrimenti continui a farsi ritrarre come il Figlio di Dio,
Le parole e i giudizi su Giorgia Meloni? Non ho alcuna pietà, sono il frutto di un atteggiamento che definire servile e poco lungimirante è poco, tenuto da subito dal Governo e dalla maggioranza fascista che lo sostiene. Se ci si fa servi, da servi si viene trattati.
Non sono al fianco di Giorgia Meloni che improvvisamente ora parla, sia pure a fatica, e prende decisioni, una più tardiva dell’altra.
Comprendo che il referendum abbia avviato uno sciame sismico che il Governo avverte, e che avvertono anche a casa Berlusconi, ma questo è. Non basta dire parole di circostanza per rimediare agli insulti verso categorie che protestavano, verso cittadini singoli che si esprimevano, verso magistrati che si volevano mettere a tacere per sempre, a far dimenticare alleanze atroci, anche extra-nazionali, e, soprattutto, l’incapacità manifesta di governare, pensando che le fiabe raccontate in solitari e onanistici video sui social bastassero a farci andare avanti.
Parafrasando Il Manifesto, possiamo dire e sperare che “li stiamo perdendo”.



